
La Commissione tecnico scientifica dell'Aifa ha dato il via libera agli anticorpi monoclonali in Italia. Gli anticorpi monoclonali approvati per la cura del Covid sono due, quelli prodotti da Regeneron e da Eli Lilly. La Cts dell'Aifa ha previsto limitazioni in linea con quelle del Canada e dell'Fda negli Stati Uniti: i farmaci sono destinati a pazienti in fase precoce con alto rischio di evoluzione. Ha avuto esiti positivi perciò il pressing del
ministro della Salute Roberto Speranza per accelerare l'approvazione di questi farmaci.
L'Agenzia italiana del farmaco "dia il via libera alla sperimentazione" degli anticorpi monoclonali, "sarebbe boccata d'ossigeno per il sistema", aveva chiesto il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, convinto che questa 'arma terapeutica' rappresenti "un booster, una macchina ausiliaria che permetterà di concludere con meno urgenza la campagna vaccinale, sostenendo i pazienti che via via si ammaleranno". Anelli definisce quindi "un'ottima notizia"
l'individuazione di un fondo, da parte del Governo uscente, per una somministrazione in via sperimentale. E una "notizia ancora migliore" è la sovvenzione della ricerca, "sia quella volta allo sviluppo di monoclonali italiani, sia quella clinica indipendente condotta dalla stessa Aifa".
"Il fondo - spiega Anelli - permetterà di somministrare i monoclonali a diverse decine di migliaia di pazienti nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, secondo le indicazioni che dovranno essere stabilite dall'Aifa. Questi agenti terapeutici hanno dimostrato, secondo gli studi sin qui disponibili - sottolinea - una possibile efficacia se impiegati in una fase precoce della malattia, entro 72 ore dallo sviluppo dei sintomi". "In uno scenario in cui la disponibilità del vaccino, che è l'unico strumento potenzialmente risolutivo della pandemia, scarseggia, e la campagna va rimodulata di conseguenza, ben venga ogni terapia che ci permette di sostenere chi si ammala", aggiunge il presidente Fnomceo.
Gli anticorpi monoclonali sono indicati, secondo gli studi disponibili, in una fase precoce della malattia Covid-19 mentre nei pazienti più gravi hanno dimostrato di non essere efficaci. La stessa Aifa ha pubblicato il 22 gennaio scorso il bando per lo studio clinico sui monoclonali - che sarà comunque mantenuto al fine di avere una ricerca clinica indipendente che valuti i diversi anticorpi monoclonali disponibili - e l'Agenzia europea dei medicinali ne ha avviato l'esame con procedura accelerata. Lo stesso presidente Aifa Giorgio Palù li aveva già definiti dei "salvavita" sottolineando come "sulla loro efficacia ci sono fior di studi e nessuna controindicazione".
Intanto, una presa di posizione degli scienziati britannici parrebbe smorzare gli entusiasmi: gli esperti rilevano infatti come tali terapie stiano fallendo contro le varianti del virus SarsCov2, come quelle emerse in Sud Africa e Brasile, come riporta il quotidiano Guardian. Le terapie con monoclonali delle tre principali aziende produttrici - Regeneron, Eli Lilly e GlaxoSmithKline - "falliscono - sostengono gli scienziati Gb - contro una o più delle varianti di SarsCov2". Da parte sua la Eli Lilly precisa che un recente studio del Fred Hutchinson Cancer Research afferma che non si può concludere che gli anticorpi monoclonali non proteggano dalle varianti. Ciascuno può avere una minore efficacia su una variante specifica, ma tale ipotesi deve però essere testata negli studi. Inoltre, rileva, si sta puntando anche sulle combinazioni di monoclonali che parrebbero molto promettenti.