lug152011
Le prime analisi suggeriscono che un intervento immunoterapico con l'anticorpo monoclonale anti-Cd3 potrebbe essere utile nella prevenzione del declino della funzione delle cellule beta e nel favorire il controllo glicemico con ridotte dosi di insulina: ciò a patto che si assumano come target pazienti affetti da diabete di tipo 1 subito dopo la diagnosi e i bambini. Questo il contenuto della comunicazione di Nicole Sherry del Massachusetts General Hospital for children di Boston, e degli altri ricercatori coinvolti nello studio Protégé, un'indagine della durata di 2 anni condotta su pazienti di 8-35 anni con diagnosi recente di diabete di tipo 1 trattati in 83 centri distribuiti in Nord America, Europa, Israele e India. I 516 partecipanti sono stati randomizzati a ricevere 3 diversi regimi di infusione di teplizumab (gruppo 1: dose piena per 14 giorni; gruppo 2: dose bassa per 14 giorni; gruppo 3: dose piena per 6 giorni) o placebo al baseline e alla settimana 26. L'outcome primario, cioè la percentuale di pazienti in terapia con insulina a dosi inferiori a 0,5 U/kg/die e valori di HbA(1C) inferiori a 6,5% a un anno, non ha mostrato differenze tra i gruppi: 19,8% nel gruppo 1, 13,7% nel gruppo 2, 20,8% nel gruppo 3 e 20,4% nel gruppo placebo. Dopo un anno, il 5% dei pazienti inseriti nei gruppi teplizumab non assumeva insulina contro nessun paziente del gruppo placebo. Nei 4 gruppi si sono registrati percentuali sovrapponibili di eventi avversi (circa 99%) e gravi eventi avversi (circa 10%): il più comune evento avverso osservato nei gruppi in trattamento attivo era il rash (53% vs 20% nel gruppo placebo).
Lancet, 2011 Jun 28. [Epub ahead of print]