Politica e Sanità

giu82022

Salute di genere, scarsa prevenzione nella popolazione transgender. Lo studio Iss

Pochi screening oncologici, un tasso di depressione fino a 10 volte più alto rispetto alla popolazione generale e stili di vita poco salutari. Sono questi i principali dati preliminari che emergono dallo 'studio sullo stato di salute della popolazione transgender adulta in Italia', condotto dall'Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con centri clinici distribuiti su tutto il territorio nazionale e associazioni/collettivi transgender. Alcuni dei risultati sono stati presentati all'Iss, nel corso del convegno 'Stato dell'arte e prospettive future nella promozione del benessere e della salute delle persone transgender', organizzato con l'Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali (Unar) - Presidenza del Consiglio dei ministri.

Dallo studio, che mostra l'importanza di un'azione sanitaria specifica su questa fascia di popolazione, emerge soprattutto la difficoltà di accedere ai servizi sanitari, in particolare agli screening oncologici, con la percentuale di chi si sente discriminato che arriva al 46%. Soltanto il 20% delle persone transgender assegnate femmina alla nascita esegue il pap test, mentre soffre di depressione circa il 40% delle persone transgender e il 60% dei casi del campione analizzato dichiara di non fare attività fisica. E ancora: dai risultati emerge che il 64% delle persone transgender Amab (donne transgender e persone non binarie assegnate maschio alla nascita) e il 58% delle persone transgender Afab (uomini transgender e persone non binarie assegnate femmina alla nascita) non fanno attività fisica, rispetto al 33% e al 42% degli uomini e delle donne nella popolazione generale (dati Istat).

Relativamente al fumo di sigaretta, la popolazione più a rischio è rappresentata dalle persone transgender Afab, che riferiscono di fumare nel 37% dei casi rispetto al 25% degli uomini e al 19% delle donne che fumano nella popolazione generale. Anche il binge drinking - il consumo eccessivo di alcol in una singola occasione - è più frequente nella popolazione transgender: 23% Amab e 17% Afab nella popolazione transgender, rispetto a 12,5% uomini e 5,5% donne nella popolazione generale (sorveglianza Passi 2017-2020, Iss). Le differenze riscontrate tra la popolazione transgender e la popolazione generale per quanto riguarda gli stili di vita sono correlabili a molteplici fattori tra i quali minority stress, episodi transfobici e transfobia interiorizzata, che giocano un ruolo cruciale.

Per quanto riguarda l'accesso ai servizi sanitari, il 34% delle persone transgender Amab e il 46% delle persone Afab si è sentita discriminata in ragione della sua identità e/o espressione di genere nell'accesso o utilizzo dei servizi sanitari. Questo dato, almeno in parte, può spiegare la bassa percentuale di persone transgender che si sottopone agli screening oncologici: per esempio il pap test a scopo preventivo viene eseguito soltanto dal 20% delle persone transgender assegnate femmina alla nascita, vs il 79% delle donne nella popolazione generale.

"Per l'Unar la salute e il benessere delle persone transgender sono temi prioritari su cui stiamo lavorando da tempo - afferma Triantafillos Loukarelis, direttore Unar - sia in termini di strategia nazionale Lgbt sia in termini di progettualità per politiche che includono anche gli aspetti di inserimento lavorativo. Tale sforzo sarà confermato e rafforzato nella nuova progettualità dei fondi europei concordati con l'Ue fino al 2027''.

"Questi numeri mostrano quanto sia urgente, nell'ambito dei servizi sanitari, costruire una formazione specifica del personale che lavora in ambito sanitario - dice Marina Pierdominici dell'Iss, responsabile scientifico dello studio - Il corretto accesso ai servizi sanitari in questa fascia di popolazione è il motore della prevenzione e il suo funzionamento riguarda sia la sensibilizzazione della popolazione transgender rispetto all'importanza della tutela della salute, sia la competenza del personale sanitario coinvolto nell'azione di prevenzione''.

Dallo studio risulta inoltre che la mancanza di conoscenza sulla salute transgender da parte del medico e l'utilizzo di una terminologia inappropriata sono le criticità più frequentemente riscontrate dagli/dalle utenti nell'interazione con il medico. Una survey tuttora in corso mostra, dai dati preliminari, come gli stessi medici sottolineino la necessità di una formazione specifica sugli aspetti di salute legati all'identità di genere che non è attualmente parte del curriculum di studi universitario. Proprio a questo proposito, entro il 2023 saranno disponibili sulla piattaforma dell'Iss corsi di formazione specifici rivolti al personale medico e sanitario ai fini rendere efficaci le azioni di salute pubblica anche rispetto a questa fascia di popolazione.

"L'analisi delle risposte al questionario rivela uno spiccato interesse da parte del medico di medicina generale nei confronti della tematica identità di genere e salute", dichiara Claudio Cricelli, presidente Simg "La medicina moderna e del futuro dovrebbe aprirsi sempre più alla comprensione di questi aspetti legati all'identità delle persone assistite - aggiunge - in quanto rappresenta un elemento di particolare sensibilità che caratterizza ulteriormente il medico di medicina generale, facendolo diventare anche il medico della persona".
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