La speranza di vita in Italia raggiunge 83,7 anni nel 2025, il valore più alto della serie storica, mentre migliorano diversi indicatori di mortalità e salute della popolazione. Restano tuttavia criticità nell'accesso ai servizi sanitari: oltre 5,6 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico necessario. È il quadro che emerge dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES) 2026 dell'Istat, che analizza 148 indicatori distribuiti in dodici ambiti del benessere.
La speranza di vita alla nascita aumenta di 0,2 anni rispetto al 2024 e di 1,1 anni rispetto al 2014. Tornano a crescere anche gli anni attesi di vita in buona salute, che raggiungono quota 59,1 nel 2025, rispetto ai 58,2 dell'anno precedente. A 65 anni, la speranza di vita senza limitazioni nelle attività quotidiane è pari a 10,8 anni, contro i 9,6 del 2014.
Migliorano anche diversi indicatori di mortalità. Nel 2023, ultimo anno disponibile, la mortalità evitabile tra le persone di età inferiore a 75 anni si attesta a 16 decessi ogni 10.000 residenti, rispetto ai 18,2 del 2014. La mortalità per tumori nella fascia tra 20 e 64 anni scende a 7,4 decessi ogni 10.000 abitanti, contro i 9,1 del 2014. La mortalità infantile si attesta a 2,6 decessi ogni 1.000 nati vivi.
Il quadro presenta anche indicatori meno favorevoli. La mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso tra le persone di almeno 65 anni, pur essendo diminuita tra il 2022 e il 2023 da 35,3 a 32,9 decessi ogni 10.000 residenti, rimane superiore al valore del 2014, pari a 28,2.
Per quanto riguarda gli stili di vita, nel 2025 la quota di persone sedentarie di almeno 14 anni scende al 29,8%, rispetto al 32,7% del 2024 e al 40,4% del 2014. L'eccesso di peso interessa il 44,7% degli adulti, mentre l'obesità raggiunge l'11,1%, in aumento rispetto al 10% del 2014.
Sul versante dell'accesso alle cure, nel 2025 il 9,6% della popolazione dichiara di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria pur avendone bisogno. Le liste d'attesa rappresentano il motivo più frequente, segnalato dal 6,5% della popolazione, seguite dai costi delle prestazioni, indicati dal 5,2%. Il fenomeno presenta differenze territoriali: riguarda l'8,7% della popolazione nel Nord, il 10,7% nel Centro e il 10,3% nel Mezzogiorno.
Il rapporto rileva inoltre una sostanziale stabilità della dotazione di medici e infermieri negli ultimi quattro anni, su livelli che l'Istat considera ancora insufficienti rispetto alle stime del fabbisogno. Aumenta invece la quota di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata, passata dal 2,2% nel 2015 al 4,6% nel 2025.
Persistono, infine, differenze territoriali negli indicatori di salute. La Campania registra nel 2025 una speranza di vita inferiore di 1,6 anni alla media nazionale e valori meno favorevoli per mortalità evitabile e mortalità per tumore. Nel confronto europeo, invece, l'Italia mantiene un vantaggio nella speranza di vita e nella mortalità evitabile.