La passione per la professione è la principale motivazione che spinge medici e odontoiatri a continuare a lavorare dopo il pensionamento. A indicarla è oltre il 42% dei professionisti delle due categorie coinvolti nell'indagine sui pensionati attivi realizzata dal Centro studi dell'Adepp, l'associazione degli Enti di previdenza privati. I risultati sono stati presentati il 20 ottobre durante la riunione dei presidenti delle Casse, alle quali risultano iscritti complessivamente oltre 1,6 milioni di professionisti.
Nel complesso delle categorie analizzate, le motivazioni che portano a proseguire l'attività dopo il pensionamento risultano distribuite tra interesse professionale, necessità economiche e mantenimento di un ruolo sociale. La passione per il lavoro raccoglie quasi il 30% delle risposte, seguita dalle esigenze economiche, indicate da circa il 24%, e dalla volontà di mantenere un ruolo attivo nella società, con il 22%.
Il peso delle diverse motivazioni varia tra le professioni. Oltre a medici e odontoiatri, la passione prevale tra gli psicologi, con una quota vicina al 38%, e tra i periti agrari, con il 34%. Per i dottori commercialisti la ragione principale è invece il mantenimento di un ruolo sociale, mentre tra i farmacisti prevale la prosecuzione dell'attività nell'ambito familiare.
La componente economica resta comunque rilevante. In sette delle 14 Casse considerate dall'indagine, la necessità di integrare il reddito rappresenta la prima motivazione per continuare a lavorare dopo il pensionamento.
L'intensità dell'attività professionale tende a ridursi con l'avanzare dell'età, ma il 36% dei pensionati attivi dichiara di lavorare ancora per più di 30 ore alla settimana. La percentuale sale al 47% escludendo medici e odontoiatri.
Tra coloro che hanno modificato la propria organizzazione lavorativa dopo il pensionamento, il 36% ha ridotto l'orario, mentre il 29% ha scelto di selezionare maggiormente gli incarichi professionali.
L'indagine ha esaminato anche il rapporto dei pensionati con il proprio ente previdenziale. Il 63% degli intervistati ritiene che l'assegno pensionistico non sia adeguato rispetto ai contributi versati durante la carriera. Un ulteriore 15% dichiara di non conoscere i criteri utilizzati per il calcolo della pensione.
Emergono inoltre margini di miglioramento nella conoscenza delle prestazioni assistenziali: il 52% dei professionisti coinvolti afferma di conoscere poco o per nulla le misure di welfare offerte dalla propria Cassa.
I risultati delineano un quadro nel quale la prosecuzione dell'attività dopo il pensionamento risponde a esigenze differenti, con un peso particolarmente elevato della motivazione professionale tra medici e odontoiatri, ma anche con una componente economica significativa nel complesso delle categorie esaminate.