Il Veneto prepara un progetto triennale per reclutare infermieri in Argentina e Brasile, con avvio dall'Ulss 1 Dolomiti, nel Bellunese. L'iniziativa, che prevede il coinvolgimento di istituzioni locali, università e comunità di emigrati, ha suscitato le osservazioni del sindacato Nursing Up, che chiede a Governo e Regioni di affiancare al reclutamento internazionale misure per trattenere i professionisti già impiegati nel Servizio sanitario nazionale.
Secondo quanto riferito dal sindacato in una nota, il progetto veneto comprenderà verifiche delle competenze, formazione linguistica, tutoraggio e sostegno all'inserimento. Nursing Up precisa tuttavia che alcuni dettagli operativi dell'iniziativa non sono ancora noti.
«Non abbiamo alcun pregiudizio verso i colleghi stranieri, che devono essere accolti, rispettati e messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up. «Ma reclutare per rafforzare un sistema sanitario è diverso dal cercare sostituti perché non si riescono a trattenere i propri professionisti. Gli altri investono sulle retribuzioni e sulla qualità dell'assistenza. Noi rincorriamo l'emergenza».
Il sindacato richiama il rischio che gli infermieri reclutati all'estero possano successivamente trasferirsi in altri Paesi europei, attratti da condizioni economiche e professionali più favorevoli. Secondo De Palma, questa possibilità rende necessario intervenire sulle cause che spingono anche i professionisti italiani a lasciare il Ssn.
A sostegno della propria posizione, Nursing Up cita i dati del rapporto Health at a Glance 2025 dell'Ocse. Secondo i valori riportati dal sindacato, la retribuzione media annua degli infermieri ospedalieri, espressa in dollari a parità di potere d'acquisto, è di 48.000 in Italia, contro una media Ocse di 61.000. Il valore indicato per Germania e Spagna è di 73.000 dollari, mentre nei Paesi Bassi raggiunge 82.000.
Il sindacato richiama inoltre stime delle agenzie di reclutamento, citate anche dall'Eurispes, secondo cui fino a 7.000 infermieri italiani all'anno intraprenderebbero percorsi professionali all'estero. Si tratta di stime riportate da Nursing Up, non di un conteggio ufficiale delle partenze annuali.
Un ulteriore elemento riguarda l'investimento pubblico nella formazione. Sulla base di elaborazioni richiamate da Crea Sanità, il sindacato indica in circa 30.000 euro il costo per formare un infermiere. Applicando questa cifra alle partenze annue stimate e sottraendo la quota di professionisti non formati in Italia, Nursing Up quantifica in poco meno di 200 milioni di euro il valore indicativo della formazione associata ai flussi verso l'estero.
Per De Palma, oltre all'investimento formativo, la perdita riguarda le competenze maturate nei reparti, in particolare nel pronto soccorso, nelle terapie intensive e nella medicina interna.
«Servono assunzioni stabili, stipendi competitivi, condizioni sostenibili e carriere cliniche che riconoscano formazione avanzata ed esperienza», conclude il presidente di Nursing Up.