L’intelligenza artificiale può supportare l’oncologo nella gestione delle pazienti con tumore al seno, a partire dalla raccolta dell’anamnesi prima della visita fino alla sintesi della documentazione clinica e alla decisione condivisa. Sono alcuni dei possibili ambiti di applicazione individuati da un’expert opinion di oncologi italiani ed esperti di innovazione, pubblicata su ESMO Open. Il documento analizza gli impieghi dell’IA nella pratica clinica e il possibile contributo alla riduzione del carico di lavoro dei professionisti.
La crescente disponibilità di informazioni cliniche, istopatologiche, radiologiche, molecolari e genomiche ha aumentato la complessità delle decisioni terapeutiche nel carcinoma mammario. Gli oncologi devono inoltre gestire attività amministrative come compilazione di moduli, registrazione dei dati clinici, prescrizioni e programmazione degli appuntamenti. Secondo gli autori, l’integrazione dell’IA nei processi clinici potrebbe alleggerire parte di questo carico e consentire ai professionisti di dedicare maggiore attenzione all’interazione con la paziente e alle decisioni terapeutiche personalizzate.
Uno dei primi ambiti individuati riguarda gli agenti conversazionali. Al momento della presa in carico da parte della Breast Unit, questi strumenti potrebbero raccogliere l’anamnesi completa prima dell’incontro con l’oncologo. Una revisione sistematica citata nel documento indica che l’impiego di agenti di IA per l’anamnesi può rendere più efficiente la raccolta delle informazioni, aumentarne la completezza e favorire il coinvolgimento e la soddisfazione del paziente. Gli strumenti potrebbero raccogliere anche informazioni su attività fisica, alimentazione e abitudini quotidiane.
Un secondo possibile utilizzo riguarda la profilazione psicosociale a supporto della decisione condivisa. Il documento sottolinea che lo shared decision making, pur riconosciuto dalle linee guida, resta applicato in modo non ottimale nella pratica clinica. Gli agenti conversazionali potrebbero inoltre raccogliere il riscontro della paziente dopo la visita, chiarire informazioni non comprese e fornire supporto educativo. Il paper richiama anche studi sull’utilizzo dei chatbot per la gestione degli effetti indesiderati dei trattamenti.
L’IA potrebbe intervenire anche nella gestione della documentazione. Secondo il modello delineato dagli autori, l’agente virtuale potrebbe acquisire i documenti clinici e produrre una sintesi con anamnesi familiare e personale, terapie in corso, risultati degli esami, sintomi, qualità di vita e dati psicometrici. Il report, integrato nella cartella clinica elettronica, costituirebbe una sorta di “carta d’identità psico-socio-clinica” della paziente, aggiornata nel tempo e utilizzabile dal team multidisciplinare nelle decisioni successive.
Gli autori indicano anche alcune condizioni per l’impiego di questi strumenti. La base di conoscenza dei chatbot dovrebbe utilizzare fonti validate, tra cui linee guida AIOM, ESMO e ASCO, letteratura scientifica e documentazione ospedaliera. Le informazioni raccolte attraverso l’IA dovrebbero essere sempre verificate da una persona.
Nelle conclusioni, l’expert opinion indica l’IA come uno strumento di supporto e non di sostituzione dei medici. Secondo gli autori, ridurre il personale sanitario parallelamente alla sua introduzione rischierebbe di annullarne i benefici. L’obiettivo indicato è invece supportare i professionisti nelle attività che consentono di dedicare maggiore attenzione alla relazione con la paziente, alla decisione condivisa e alla gestione degli effetti indesiderati dei trattamenti.
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