«Per questi pazienti, per le loro famiglie, il problema non è la singola prestazione, ma essere seguiti nel tempo fuori dall’ospedale». È uno dei passaggi con cui Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, ha affrontato il tema della gestione delle cronicità durante l’incontro “Universalismo e sostenibilità del Sistema sanitario nazionale”, tenutosi il 21 settembre all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, in occasione della presentazione del rapporto “Sussidiarietà e… salute” della Fondazione per la Sussidiarietà.
Giorgetti ha richiamato il dato dei 24 milioni di italiani con una malattia cronica e ha posto l’accento sulla necessità di garantire continuità assistenziale anche dopo la fase ospedaliera. «Per farlo non basta chiedere e ottenere più risorse, serve organizzazione», ha affermato.
Il ministro ha citato l’ictus come esempio delle criticità nel passaggio tra le diverse fasi dell’assistenza. «L’ospedale funziona bene, la riabilitazione è in affanno, il ritorno a casa lascia le famiglie sole». La risposta, secondo Giorgetti, passa dalla costruzione di un percorso attorno alla persona nel quale siano definite le responsabilità del medico di famiglia, dell’infermiere, del Comune, del Terzo settore e della famiglia. «Chi esce dall’ospedale deve sapere chi lo seguirà a casa. Questa certezza è parte della cura».
Su questo fronte Giorgetti ha indicato anche una possibile modalità organizzativa. Il rapporto propone di affiancare alle tariffe un budget di cura, ipotesi definita dal ministro «una direzione giusta». «Cominciamo da alcuni percorsi di malattia cronica con un responsabile, un budget e una verifica dei risultati», ha proposto.
L’intervento ha riguardato anche l’organizzazione del servizio pubblico. «Penso che alla sanità pubblica oggi serva una robusta iniezione di ingegneri gestionali per dare priorità all’organizzazione dei servizi e all’ottimizzazione dei processi», ha affermato Giorgetti.
Il tema della presa in carico si intreccia con quello dell’accesso. Secondo i dati richiamati dal rapporto, 6 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami a causa delle attese o dei costi. Per Giorgetti la questione riguarda anche prevenzione, liste d’attesa e pronto soccorso: «La questione è una sola: chi risponde di ciò che accade prima e dopo la prestazione».
Sul fronte delle risorse, il ministro ha ricordato che per il 2026 il finanziamento del SSN è stato portato a 142,9 miliardi di euro, oltre 6 miliardi in più rispetto al 2025. Ma l’aumento dei fondi, ha precisato, rappresenta un presupposto: «La prova dell’impatto di queste risorse è quando e come diventano cura». Da qui il richiamo a una responsabilità riconoscibile nella continuità dell’assistenza e alla valutazione dei risultati di cura, oltre che dell’equilibrio dei conti.