Oltre 61.000 casi di colera sono stati registrati nella Regione africana dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nei primi cinque mesi del 2026. La Nigeria presenta il focolaio più esteso indicato dall’Oms, con oltre 50.000 casi e 338 decessi dall’inizio dell’anno. Nel bacino del Lago Ciad, WHO e King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre (KSrelief) hanno ora avviato un nuovo intervento per rafforzare prevenzione e risposta all’infezione.
L’accordo, del valore di circa 5,3 milioni di dollari, è stato firmato il 22 settembre a New York, a margine dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, da Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, e Abdullah bin Abdulaziz Al Rabeeah, supervisore generale di KSrelief.
Il progetto interessa Camerun, Ciad, Mali, Niger e Nigeria. Gli interventi prevedono attività per acqua, servizi igienico-sanitari e igiene, comprese la perforazione di pozzi e la riqualificazione delle latrine pubbliche, insieme al potenziamento della sorveglianza epidemiologica e alla fornitura di medicinali e materiali sanitari.
Il programma comprende inoltre la riqualificazione di strutture sanitarie e la dotazione di apparecchiature per radiologia, sterilizzazione, sale operatorie, emergenza e unità di terapia intensiva pediatriche e per adulti.
Il quadro epidemiologico resta rilevante. In Nigeria, secondo i dati riportati dall’Oms, dall’inizio del 2026 sono stati registrati oltre 50.000 casi e 338 decessi. In Ciad quasi due terzi delle infezioni riguardano bambini con meno di 15 anni.
Alla situazione sanitaria si aggiungono le difficoltà legate al contesto umanitario. In tutta l’area del Lago Ciad 8,2 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria e, ad aprile 2026, risultava coperto soltanto il 22% del fabbisogno finanziario.
«Il colera è prevenibile e curabile, ma continua a causare vittime in comunità che affrontano già forti pressioni umanitarie», ha dichiarato Tedros. Secondo il direttore generale dell’Oms, il nuovo sostegno permetterà ai cinque Paesi coinvolti di individuare più precocemente i focolai, accelerare la risposta e fornire le cure necessarie nelle aree maggiormente interessate.
L’intervento punta quindi ad agire contemporaneamente sulle condizioni che favoriscono la trasmissione e sulla capacità dei sistemi sanitari di identificare e gestire i casi, attraverso servizi idrici e igienico-sanitari, sorveglianza epidemiologica e potenziamento delle strutture assistenziali.