L'estate torna a mettere sotto pressione gli ospedali italiani, dove alla cronica carenza di personale si aggiunge la necessità di garantire le ferie ai professionisti. Il risultato, denunciano Anaao Assomed e Cimo-Fesmed, è un ulteriore aggravamento delle difficoltà organizzative, con organici ridotti, turni più pesanti e un numero crescente di medici costretti a rinunciare al periodo di riposo. Secondo Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, nei mesi estivi la carenza di medici aumenta di circa il 20% rispetto alla situazione ordinaria. Le maggiori criticità si registrano nei Pronto soccorso, ma il fenomeno interessa trasversalmente tutti i reparti.
"Già oggi gli ospedali operano con una carenza di circa 10mila medici", spiega all’Adnkroos Salute Di Silverio. "Nel periodo estivo questo deficit diventa ancora più evidente. La carenza di personale non dipende più soltanto dal blocco delle assunzioni, ma soprattutto dal fatto che l'ospedale è sempre meno attrattivo per i professionisti". Una condizione che, sottolinea, si ripercuote inevitabilmente anche sulla possibilità di usufruire delle ferie. "Non tutti i medici possono permettersele per la mancanza di colleghi: uno su cinque è costretto a rinunciarvi o a posticiparle". Un quadro condiviso anche da Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed, che riferisce di ricevere "decine di segnalazioni" da medici di tutta Italia. Le criticità riguardano soprattutto la difficoltà di programmare il periodo di riposo: ferie concesse solo per pochi giorni alla volta, comunicate all'ultimo momento oppure, in alcuni casi, negate del tutto per garantire la continuità assistenziale. Secondo Quici, la situazione impedisce ai professionisti non solo di organizzare una vacanza, ma anche di pianificare il tempo da dedicare alla famiglia. Un problema che, evidenzia il presidente del sindacato, si ripresenta ogni anno ma non può più essere considerato un'emergenza stagionale.
Per Cimo-Fesmed, infatti, le radici della crisi sono strutturali e affondano in oltre vent'anni di vincoli alla spesa per il personale sanitario. Le limitazioni alle assunzioni, osserva Quici, continuano a rallentare il ricambio degli organici e, in alcuni casi, portano addirittura al blocco delle procedure di reclutamento per il rischio di superare i tetti di spesa. Parallelamente, molti concorsi continuano ad andare deserti perché sempre meno medici sono disposti ad accettare le condizioni di lavoro offerte dalla sanità pubblica. In questo contesto, avverte il sindacato, il ricorso ai cosiddetti "gettonisti" o a professionisti reclutati dall'estero continua a rappresentare, in molte realtà, una delle poche soluzioni per mantenere aperti i servizi. Le organizzazioni sindacali tornano così a sollecitare interventi strutturali sul personale, sottolineando come la programmazione delle ferie rappresenti ormai un indicatore delle difficoltà del Servizio sanitario nazionale. Una criticità che, secondo Anaao e Cimo-Fesmed, rischia di ripercuotersi non solo sulle condizioni di lavoro dei professionisti, ma anche sulla tenuta organizzativa degli ospedali durante i mesi di maggiore pressione assistenziale.
Sul tema è intervenuta anche FIMMG Roma, che in un post pubblicato su Facebook sottolinea come la rinuncia alle ferie rappresenti il riflesso di una carenza strutturale di personale e non un problema limitato ai mesi estivi. Secondo la federazione, il mancato recupero psicofisico dei professionisti rischia di aumentare stress e affaticamento, con possibili ricadute anche sull'organizzazione dell'assistenza. Per questo il diritto alle ferie viene indicato come un elemento essenziale per garantire la sostenibilità del lavoro negli ospedali.