Più della metà dei medici italiani ha già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nella pratica clinica quotidiana. È quanto emerge dal III Rapporto FNOMCeO-Censis "Le motivazioni soggettive dei medici nell'esercizio della propria professione", presentato a Roma nel corso del convegno "Il lavoro dei medici nell'Italia custodita dalla cura".
Secondo l'indagine, realizzata dal Censis su un campione di 530 medici, il 56% degli intervistati dichiara di aver già impiegato strumenti di intelligenza artificiale nella propria attività clinica.
Tra i possibili benefici, il 44,9% dei medici ritiene che l'intelligenza artificiale possa contribuire in modo significativo a ridurre il tempo dedicato alle attività amministrative e burocratiche.
Accanto alle opportunità emergono anche alcune criticità. Il 78,3% degli intervistati considera importante disporre di una formazione specifica sugli aspetti etici e sulle modalità di utilizzo di queste tecnologie. Inoltre, il 34,9% indica tra i possibili rischi il fatto che pazienti e familiari possano ritenere di poter dialogare alla pari con i medici grazie all'intelligenza artificiale. Secondo i professionisti coinvolti nell'indagine, dedicare più tempo alla relazione con il paziente rappresenta uno degli strumenti per contrastare questa possibile deriva.
Commentando i risultati del Rapporto, il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ha sottolineato che «l'intelligenza artificiale può essere una grande opportunità solo se resta al servizio della cura. Deve supportare, non sostituire, la decisione medica; deve liberare tempo, non sottrarlo; deve rafforzare la relazione, non indebolirla. La tecnologia è utile se aiuta il medico a guardare più in profondità negli occhi il paziente, non se lo allontana dal volto della persona».