Il dry needling deve rimanere una procedura riservata ai medici. È la posizione espressa dalla Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (Simfer) nel corso dell'audizione tenuta il 26 giugno davanti alle sezioni riunite seconda e quinta del Consiglio Superiore di Sanità (Css), chiamate a esprimere un parere sulla possibilità che la tecnica venga praticata anche dai fisioterapisti.
A rappresentare la società scientifica è stato il segretario generale Andrea Bernetti, che ha illustrato la posizione contenuta nel recente Position Paper di Simfer. Nel suo intervento ha ribadito il valore del lavoro multidisciplinare del team riabilitativo e il ruolo fondamentale dei professionisti sanitari della riabilitazione, sottolineando però la necessità che ciascuna figura operi nel rispetto delle competenze previste dal proprio percorso formativo e professionale.
Secondo Simfer, il dry needling è una procedura mini-invasiva che comporta la penetrazione della cute e il raggiungimento di strutture profonde mediante un ago. Per questo motivo, sostiene la società scientifica, richiede competenze anatomiche, fisiopatologiche e cliniche proprie della formazione medica. La valutazione diagnostica preliminare, la diagnosi differenziale, l'identificazione delle eventuali controindicazioni e la gestione delle possibili complicanze sono considerate elementi essenziali per garantire appropriatezza e sicurezza, oltre a evitare il rischio di ritardare la diagnosi di patologie oncologiche, infettive, sistemiche o vascolari.
Nel corso dell'audizione è stato inoltre richiamato il profilo di sicurezza della procedura. Simfer ricorda che la letteratura scientifica descrive possibili complicanze, tra cui pneumotorace, lesioni neurologiche e vascolari ed ematomi epidurali spinali. Secondo Bernetti, il fisioterapista non dispone della formazione clinica necessaria per affrontare tali emergenze né dell'abilitazione alla somministrazione di farmaci d'urgenza.
La società scientifica richiama anche il quadro normativo. Secondo Simfer, il D.M. 741/1994, che definisce il profilo professionale del fisioterapista, non contempla l'impiego di strumenti che comportino la lesione dell'integrità cutanea o l'esecuzione di terapie invasive. L'eventuale estensione del dry needling ai fisioterapisti, sostiene la società, determinerebbe criticità sotto il profilo giuridico e potrebbe favorire una progressiva deregolamentazione di altre procedure invasive.
Nel proprio intervento, Bernetti ha infine espresso riserve sulle evidenze scientifiche disponibili a sostegno dell'estensione della pratica ai non medici, rilevando, secondo Simfer, limiti metodologici negli studi pubblicati, una scarsa standardizzazione dei protocolli e una possibile sottostima degli eventi avversi, oltre alla presenza di conflitti di interesse in parte della letteratura.
Al termine dell'audizione, Simfer ha chiesto al Consiglio Superiore di Sanità di confermare che il dry needling rappresenta un atto medico non delegabile, la cui esecuzione deve rimanere riservata ai laureati in Medicina e Chirurgia con specifica formazione post-laurea.