La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il nuovo Piano nazionale della prevenzione (PNP) 2026-2031, il documento che definirà nei prossimi cinque anni le strategie nazionali per screening, prevenzione territoriale e promozione della salute.
Secondo il Ministero della Salute, il Piano punta a rafforzare l’omogeneità degli interventi sul territorio nazionale attraverso programmi obbligatori e indicatori di monitoraggio condivisi tra Stato e Regioni. “Il Piano rappresenta uno strumento strategico fondamentale per la programmazione degli interventi di promozione della salute”, ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci.
Tra le principali novità previste dal PNP figura l’ampliamento graduale degli screening oncologici. In particolare, il documento prevede l’estensione dello screening colorettale alla fascia 70-74 anni e dello screening mammografico alle donne tra 45-49 anni e 70-74 anni.
Il Piano introduce inoltre nuovi programmi predefiniti nazionali dedicati alla gestione integrata della cronicità, alla promozione della salute nei primi mille giorni di vita, alla sicurezza alimentare e alla sanità pubblica veterinaria. I programmi obbligatori passano complessivamente da dieci a quattordici.
Nel documento trovano spazio anche le principali sfide emergenti per il sistema sanitario: cambiamenti climatici, riemergere delle malattie infettive, invecchiamento della popolazione, fragilità, disabilità e salute mentale. Il Piano conferma inoltre l’approccio One Health già adottato nei precedenti programmi nazionali di prevenzione.
Secondo il Ministero, uno degli obiettivi è ridurre le diseguaglianze territoriali nell’accesso agli interventi preventivi. Per questo gli obiettivi regionali saranno definiti attraverso indicatori centrali uniformi e verificabili, collegati anche al sistema di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Il Piano prevede inoltre un rafforzamento delle risorse dedicate alla prevenzione, con ulteriori 50 milioni di euro stanziati per il 2026 a sostegno delle attività preventive territoriali. È previsto anche un tavolo con Agenas per definire standard di riferimento dei Dipartimenti di prevenzione territoriali e migliorarne l’organizzazione e la dotazione di personale.