Professione medica
Ictus
17/04/2026

Ictus, ISA-AII: non basta la fase acuta. Servono follow-up, dati e accesso uniforme alle cure

Dal congresso nazionale sull’ictus la richiesta di rafforzare stroke unit, prevenzione secondaria, telemedicina e continuità assistenziale lungo tutto il percorso di cura

neurone

L’ictus cerebrale resta una delle principali emergenze sanitarie in Europa. Nel 2025, nei 47 Paesi europei, sono stati registrati circa 1,46 milioni di casi, con un impatto economico stimato in 60 miliardi di euro. In questo contesto, il congresso ISA-AII 2026 pone al centro la necessità di garantire un accesso tempestivo e omogeneo alle cure, superando le differenze territoriali nell’offerta di stroke unit, trombolisi sistemica, trombectomia meccanica e follow-up strutturato.

Secondo quanto riferito nel comunicato, il sistema italiano mostra risultati rilevanti nella gestione della fase acuta dell’ictus, in particolare sul fronte della trombolisi sistemica, ma presenta ancora margini di miglioramento nella prevenzione secondaria, nella governance nazionale e nella raccolta sistematica degli esiti clinici.

L’Action Plan for Stroke in Italy 2024-2030 (SAP-I) viene indicato come strumento per collegare reti cliniche, flussi di dati, processi di audit e responsabilità istituzionali, con l’obiettivo di trasformare le buone pratiche regionali in standard nazionali confrontabili.

Tra le priorità operative richiamate figurano l’allineamento degli standard italiani ai benchmark europei, la definizione di un dataset minimo nazionale, la misurazione dell’accesso alla stroke unit entro 24 ore dall’esordio dei sintomi e la standardizzazione dei Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali.

Nel comunicato viene inoltre evidenziato il ruolo di intelligenza artificiale, telemedicina e medicina digitale nel migliorare l’equità di accesso. In Italia risultano attive sette reti di Telestroke, indicate come utili soprattutto nelle aree con minore disponibilità di centri specialistici.

Particolare attenzione viene posta anche alla continuità assistenziale dopo la dimissione ospedaliera. Prevenzione delle recidive, riabilitazione personalizzata, controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, qualità della vita post-ictus e supporto ai caregiver vengono indicati come elementi centrali del percorso di cura.

“L’ictus non finisce con la dimissione”, afferma nel comunicato Paola Santalucia, presidente ISA-AII. “La vera innovazione oggi è costruire un sistema capace di essere rapido nella fase acuta, continuo nel follow-up, solido nei dati e giusto nell’accesso”.

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