La vaccinazione antinfluenzale offre una protezione cardiovascolare significativa anche quando non riesce a prevenire l'infezione. È quanto emerge da uno studio di coorte nazionale appena pubblicato su Eurosurveillance, la rivista ufficiale dell'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). È ormai consolidato che l'infezione influenzale possa scatenare eventi cardiovascolari acuti attraverso una risposta infiammatoria sistemica in grado di compromettere la funzione endoteliale e destabilizzare le placche aterosclerotiche. Fino ad ora, gli studi disponibili avevano dimostrato che il vaccino riduceva tali eventi principalmente prevenendo l'infezione.
I ricercatori hanno condotto uno studio utilizzando i registri sanitari danesi, includendo soggetti di età ≥40 anni con un primo ricovero ospedaliero per infarto miocardico acuto (IMA) o ictus entro un anno da un'infezione influenzale. All’analisi finale il 65% dei pazienti era ricoverato per ictus e il 35% per IMA. Circa la metà delle infezioni influenzali confermate in laboratorio era avvenuta in soggetti già vaccinati. Il periodo di rischio era definito come i giorni 1–7 successivi alla data del prelievo. Per ridurre il rischio di causalità inversa (ovvero che i sintomi cardiovascolari avessero indotto il tampone per influenza), è stato escluso un periodo pre-esposizione di 14 giorni. I dati di test, ricovero, vaccinazione e mortalità sono stati linkati deterministicamente tramite identificativo personale univoco danese. Il rapporto di incidenza (IRR) è stato stimato con regressione di Poisson condizionale. I risultati mostrano come il rischio CV sia aumentato di 3-5 volte dopo influenza, ma dimezzato nei soggetti vaccinati. Nel dettaglio nella settimana successiva all'infezione influenzale, il rischio di IMA risultava aumentato di 4,7 volte (CI: 3,1–7,4) e quello di ictus di 2,9 volte (CI: 2,0–4,2) rispetto agli altri periodi dell'anno. Nei soggetti che avevano ricevuto la vaccinazione antinfluenzale nella stessa stagione, l'eccesso di rischio cardiovascolare associato all'infezione risultava significativamente ridotto: in termini pratici, il rischio a breve termine era ridotto di circa il 50% tra i soggetti positivi all'influenza, ma vaccinati rispetto ai non vaccinati.
Gli autori sottolineano come evidenziare la duplice protezione offerta dalla vaccinazione, sia contro l'infezione sia contro le sue complicanze cardiovascolari, potrebbe avere un impatto sostanziale sulla salute pubblica, rafforzando anche le analisi di costo-efficacia dei programmi vaccinali. Lo studio ha alcune limitazioni da considerare: non tiene conto delle differenze di efficacia tra i diversi vaccini antinfluenzali né del grado di corrispondenza tra la formulazione vaccinale e i ceppi circolanti nella singola stagione. I dati, inoltre, provengono solo dal registro nazionale danese, il che richiede cautela nell'estrapolazione dei risultati.
Se confermati in altri contesti, questi risultati supporterebbero la prioritizzazione della vaccinazione antinfluenzale nei soggetti a rischio di cardiopatia o ictus, con possibili ricadute per le raccomandazioni europee.