Oltre 200 milioni di euro l’anno di investimenti pubblici in formazione infermieristica finiscono all’estero, mentre circa 7.000 professionisti lasciano l’Italia ogni anno. È quanto denuncia il sindacato Nursing Up, che segnala un reclutamento anticipato degli studenti da parte di Paesi europei, prima ancora del conseguimento della laurea.
Secondo il sindacato, il fenomeno riguarda in particolare Germania, Norvegia e Svizzera, dove programmi strutturati intercettano gli studenti italiani durante il percorso universitario, offrendo contratti, formazione linguistica e condizioni economiche più favorevoli. Il meccanismo viene definito “contratto sulla culla”, indicando un ingresso nel mercato del lavoro estero già nella fase di formazione.
Il costo pubblico per formare un infermiere in Italia è stimato in circa 30.000 euro, secondo dati del rapporto CREA Sanità citati nel comunicato. Considerando i flussi annuali verso l’estero, Nursing Up stima una perdita complessiva superiore a 200 milioni di euro l’anno in capitale umano formato.
Il sindacato evidenzia inoltre un divario retributivo tra Italia ed estero, con stipendi iniziali di circa 1.500–1.700 euro nel Servizio sanitario nazionale a fronte di retribuzioni tra 3.500 e 4.500 euro nei Paesi europei, spesso accompagnate da benefit come alloggio e formazione linguistica.
Il fenomeno si inserisce in un contesto di carenza strutturale di personale infermieristico, stimata in circa 175.000 unità rispetto agli standard europei. Nursing Up segnala anche il ricorso da parte di alcune Regioni al reclutamento di personale sanitario dall’estero per far fronte alle carenze di organico.
«Siamo diventati un vivaio gratuito per i Paesi stranieri», afferma Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, che chiede un intervento sul piano retributivo e sull’attrattività della professione per contrastare l’uscita dei professionisti.