È destinata a fare giurisprudenza la sentenza n. 2941/2025 del Tar Lombardia, ormai definitiva dopo la scadenza dei termini per l’appello, che boccia le procedure semplificate per il riconoscimento dei titoli dei medici stranieri introdotte dalla Regione Lombardia. Una decisione arrivata in risposta al ricorso promosso dalla FNOMCeO insieme all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano e che si configura come una vera e propria "sentenza pilota" per l’intero sistema. Al centro della pronuncia, il principio secondo cui non è possibile riconoscere qualifiche professionali conseguite all’estero senza una verifica sostanziale delle competenze. I giudici amministrativi hanno infatti stabilito che la Regione ha ecceduto i limiti della deroga prevista dall’articolo 15 del decreto legge 34/2023, introducendo una disciplina alternativa che, di fatto, aggirava le verifiche attitudinali e professionali previste a livello nazionale ed europeo.
Il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sottolinea come la decisione chiarisca in modo definitivo che le Regioni, pur potendo operare in deroga alle procedure ministeriali, restano obbligate a garantire un accertamento reale delle competenze. "Diventa incontestabile – evidenzia – che il riconoscimento non può prescindere da verifiche sostanziali di capacità tecnica, a tutela del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione". Nel mirino della sentenza, la delibera regionale che aveva introdotto un meccanismo di autorizzazione semplificata per l’esercizio temporaneo della professione medica, basato su criteri prevalentemente formali. In alcuni casi, il riconoscimento poteva avvenire anche in assenza di una piena corrispondenza tra la specializzazione conseguita all’estero e quella italiana, compensando eventuali lacune con anni generici di esperienza professionale. Un’impostazione ritenuta dai giudici inadeguata e potenzialmente rischiosa per la qualità delle cure.
Sulla stessa linea il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, che parla di un principio non negoziabile: "Non è possibile rinunciare alle verifiche attitudinali e alla valutazione della preparazione. Sono passaggi essenziali per garantire la sicurezza delle cure e la tutela dei cittadini".
La decisione del Tar rafforza quindi un punto fermo per il sistema sanitario: la necessità di coniugare l’esigenza di reperire personale medico, anche dall’estero, con il mantenimento di standard qualitativi elevati. In questo senso, la procedura derogatoria resta possibile, ma solo all’interno di un perimetro rigoroso che preveda una valutazione concreta dei percorsi formativi e delle competenze acquisite. Per la FNOMCeO, la sentenza rappresenta anche un’occasione per aprire una riflessione più ampia sul quadro normativo vigente. L’obiettivo, sottolinea Anelli, è arrivare a una revisione che garantisca in modo strutturale sicurezza delle cure, qualità professionale e uniformità delle regole su tutto il territorio nazionale.