Le opposizioni alla donazione di organi salgono al 40,1% tra i giovani, mentre in Italia restano circa 8.000 pazienti in lista d’attesa per un trapianto. È il quadro illustrato dal ministro della Salute Orazio Schillaci il 24 marzo a Roma, in apertura degli Stati generali della Rete trapiantologica promossi dal Centro nazionale trapianti.
Nel dettaglio, nel 2025 il 40,1% dei cittadini ha espresso opposizione al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità, con un aumento di 3,8 punti rispetto all’anno precedente, mentre il 38,8% si è astenuto. “Questi numeri ci dicono che dobbiamo avere uno sforzo ancora maggiore nelle attività di sensibilizzazione per ribaltare un trend negativo che è sempre stato in crescita negli ultimi anni”, ha affermato Schillaci. Il ministro ha annunciato una nuova campagna nazionale di sensibilizzazione in partenza ad aprile, in occasione della Giornata nazionale della donazione, e il rafforzamento della formazione degli operatori degli uffici anagrafe.
Accanto alle criticità sul consenso, il sistema registra un aumento dell’attività trapiantologica. Nel 2025 sono state effettuate 2.164 donazioni, in crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente, che hanno consentito 4.697 trapianti, 55 in più. Si tratta dei valori più elevati mai registrati in Italia. Il tasso nazionale si attesta intorno a 30 donatori per milione di abitanti, tra i più alti in Europa. Nei primi mesi del 2026, secondo quanto riferito dal ministro, le donazioni risultano in ulteriore aumento rispetto allo stesso periodo del 2025 e si registra una diminuzione del tasso di opposizione nelle rianimazioni.
Sul fronte organizzativo, Schillaci ha ricordato lo stanziamento di 10 milioni di euro annui a partire dal 2025 per ridurre le liste d’attesa e per l’acquisto di dispositivi destinati alla perfusione, conservazione e trasporto di organi e tessuti. Il primo riparto delle risorse è attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni.
Il ministro ha infine richiamato la necessità di garantire standard uniformi su tutto il territorio nazionale, sottolineando che “non possiamo più ammettere differenze” tra le diverse aree del Paese.