Oltre 1 milione di decessi l’anno sono direttamente attribuibili alla resistenza antimicrobica, a fronte di circa 4,7 milioni di morti associati alle infezioni batteriche resistenti. In Europa le vittime superano le 35.000 ogni anno. È questo il quadro richiamato in occasione della terza edizione del congresso “Top 5 in Infectious Diseases”, al via a Venezia il 25 marzo, che riunisce esperti internazionali per fare il punto sulle principali sfide dell’infettivologia.
La resistenza agli antibiotici si conferma una minaccia strutturale per i sistemi sanitari. Le proiezioni indicano un possibile aumento dei decessi fino a circa 2 milioni l’anno entro il 2050, con un impatto cumulativo stimato in oltre 39 milioni di morti nel periodo 2025-2050.
Accanto alla diffusione dei patogeni multiresistenti, resta critica la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche. La pipeline di antibiotici è definita ancora limitata, con circa 50 molecole tradizionali e 40 non tradizionali in sviluppo clinico, molte delle quali con efficacia parziale sui patogeni prioritari. In Europa e in Italia persistono alti livelli di resistenza, in particolare per Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi.
Il congresso affronta anche il tema delle infezioni gravi in ambito ospedaliero. I dati della rete clinica Resistimit, che collega oltre 55 ospedali italiani, indicano una mortalità a 30 giorni tra il 20% e il 25% per infezioni da Klebsiella resistente e superiore al 40% per Acinetobacter baumannii.
Tra le priorità cliniche, la gestione della sepsi resta centrale. Le linee guida aggiornate della Surviving Sepsis Campaign sottolineano la necessità di avviare la terapia antibiotica entro un’ora dalla diagnosi, con approcci personalizzati per fluidi e supporto emodinamico. A livello globale la sepsi è associata a circa 49 milioni di casi e 11 milioni di decessi ogni anno.
Accanto alle criticità emergono nuove prospettive terapeutiche e tecnologiche. Il programma scientifico include lo sviluppo di antibiotici di nuova generazione, l’impiego dell’intelligenza artificiale per la diagnosi precoce e il supporto decisionale, e l’utilizzo dei batteriofagi come opzione complementare nelle infezioni da patogeni multiresistenti.
Spazio anche alla gestione dell’HIV, con l’impiego di terapie long-acting che mostrano tassi di soppressione virale superiori all’85% a 48 settimane nei dati real world, e al crescente impatto dell’invecchiamento della popolazione con infezione.
Il congresso si propone di integrare evidenze scientifiche, innovazione tecnologica e organizzazione sanitaria, con l’obiettivo di migliorare la gestione delle infezioni complesse e ridurre la mortalità evitabile.