Il focolaio di meningite meningococcica nel Kent, nel Regno Unito, avrebbe superato il picco. Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Uk Health Security Agency (Ukhsa), i casi totali – tra confermati e sospetti – sono stati rivisti a 29, in calo rispetto alle precedenti stime grazie a ulteriori accertamenti diagnostici. Restano due i decessi. “Il picco è stato senza dubbio superato”, ha dichiarato Trish Mannes, vicedirettrice regionale dell’Ukhsa per il Sud-Est, pur invitando alla cautela: “Potremmo comunque registrare nuovi casi, dobbiamo continuare a monitorare la situazione prima di poter essere troppo ottimisti”. Al momento non si segnalano nuovi positivi al meningococco di sierogruppo B.
L’epidemia, considerata dagli esperti un evento atipico, sarebbe partita da una discoteca di Canterbury, rendendo particolarmente difficile il tracciamento dei contatti. A differenza dei focolai più comuni – che si sviluppano in ambito familiare o tra conviventi – in questo caso l’esposizione ha coinvolto un numero molto più ampio di giovani, spesso senza contatti identificabili. Tra i fattori che possono aver favorito la diffusione, gli specialisti indicano comportamenti come la condivisione di bevande, sigarette elettroniche o il contatto ravvicinato tipico dei locali affollati. Non si esclude inoltre il ruolo di uno o più “super diffusori” portatori di un sottotipo particolarmente virulento del meningococco B, in un contesto ad alta densità di persone provenienti da diverse aree del Paese. Resta anche l’ipotesi – ancora da verificare – di una possibile evoluzione del ceppo, che potrebbe aver aumentato la trasmissibilità. Per arginare il focolaio, le autorità sanitarie britanniche hanno attivato una risposta rapida su più livelli: oltre 5.800 persone sono state vaccinate e più di 11mila hanno ricevuto antibiotici a scopo preventivo. Sono stati inoltre allestiti più centri vaccinali nell’area del Kent, con lunghe code di giovani in attesa. Il contenimento resta comunque complesso proprio per la difficoltà di identificare tutti i possibili contatti. Per questo, spiegano gli esperti, l’estensione della profilassi e della vaccinazione ai gruppi potenzialmente esposti è stata una misura necessaria.
Nonostante l’attenzione mediatica, le autorità sanitarie invitano a non creare allarmismi. “Non stiamo parlando di influenza o Covid”, ha chiarito l’esperto Ukhsa Shamez Ladhani, sottolineando che il rischio per la popolazione generale resta “al livello basale”. Una valutazione condivisa anche a livello europeo. In Italia, una circolare del Ministero della Salute ha definito “molto basso” il rischio per la popolazione dell’Unione europea, raccomandando comunque alle Regioni di mantenere alta la sorveglianza e garantire la segnalazione tempestiva di eventuali casi. Il focolaio ha interessato prevalentemente giovani tra i 17 e i 21 anni, in parte studenti universitari. Un dato coerente con le modalità di trasmissione del meningococco, che avviene attraverso lo scambio di saliva e i contatti ravvicinati. Se il picco appare superato, la gestione dell’evento nel Kent offre indicazioni importanti anche per il futuro: dalla necessità di interventi rapidi in contesti ad alta socialità, al rafforzamento delle strategie di prevenzione e informazione, soprattutto tra i più giovani.