Un caso di tubercolosi su cinque in Europa non viene diagnosticato o notificato e i livelli di resistenza ai farmaci restano significativamente superiori alla media globale. È quanto emerge dal report “Tuberculosis Surveillance and Monitoring in Europe 2026”, pubblicato da Ecdc e Oms Europa su dati riferiti al 2024.
Nel complesso della Regione europea dell’Oms, che comprende 53 Paesi tra Europa e Asia centrale, sono stati segnalati 161.569 casi nuovi e recidive, a fronte di una stima di 204.000 casi. Il dato indica che circa il 21% delle infezioni non viene intercettato dai sistemi sanitari. Nella Ue/See, dove sono stati notificati 38.249 casi, il gap diagnostico e le criticità nel follow-up restano rilevanti.
Dal 2015 l’incidenza della tubercolosi è diminuita del 39% e i decessi del 49%, ma entrambi i valori restano al di sotto degli obiettivi fissati dalla strategia End Tb per il 2025, pari rispettivamente al 50% e al 75%. Secondo il report, la maggior parte dei Paesi europei non raggiungerà neppure i target al 2030.
Il report evidenzia anche una criticità nella continuità assistenziale: nella Ue/See il 22% dei pazienti che iniziano il trattamento non viene valutato a un anno, una lacuna che riguarda anche i minori. Il mancato follow-up limita l’efficacia delle cure e favorisce la trasmissione dell’infezione.
Sul fronte della resistenza ai farmaci, la Regione europea presenta una quota nettamente superiore alla media globale. Il 23% dei nuovi casi e il 53% dei casi già trattati risultano resistenti a rifampicina o multidrug-resistant, rispetto al 3,2% e al 16% a livello mondiale. Nella Ue/See la quota è del 3,5%, ma il successo terapeutico si ferma al 56%, al di sotto del target dell’80%.
Tra gli altri elementi segnalati, il report indica 23.000 casi di coinfezione Tb/Hiv nella Regione europea e un rischio significativamente più elevato nelle popolazioni detenute, con un tasso di notifica pari a 121,6 per 100.000, circa 13 volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Secondo Pamela Rendi-Wagner, direttrice dell’Ecdc, i progressi registrati negli ultimi anni sono il risultato degli sforzi dei Paesi membri, ma sono necessari ulteriori interventi su diagnosi precoce e follow-up per raggiungere gli obiettivi. Hans Henri P. Kluge, direttore regionale Oms Europa, sottolinea che il mancato riconoscimento dei casi rappresenta una perdita di opportunità terapeutica e di prevenzione della trasmissione.
Ecdc e Oms Europa invitano i Paesi a rafforzare la diagnosi precoce, ampliare l’accesso ai test rapidi e ai test di sensibilità ai farmaci, migliorare la presa in carico e integrare i servizi per Tb e Hiv, con particolare attenzione alle popolazioni a rischio.