Sono saliti a 29, rispetto ai 27 dei giorni scorsi, i casi di meningite nel Sud dell’Inghilterra. Secondo l’ultimo bollettino diffuso dalla UK Health Security Agency, 18 infezioni sono già state confermate in laboratorio, mentre altre 11 sono ancora in fase di accertamento. L’emergenza resta concentrata nella contea del Kent, con epicentro nella città universitaria di Canterbury, dove continuano a registrarsi lunghe file di studenti in attesa della vaccinazione. Parallelamente cresce la polemica sull’accesso alle misure di prevenzione. I familiari di una delle vittime, la studentessa 18enne Juliette Kenny, denunciano difficoltà nell’ottenere il vaccino contro il meningococco B per i giovani a rischio. Critiche arrivano anche da alcune famiglie che segnalano problemi nel ricevere la prescrizione di antibiotici da parte dei medici di base, nonostante una possibile esposizione al contagio. Il bilancio dell’epidemia conta al momento due morti: oltre alla giovane, anche uno studente universitario di 21 anni. Un dato che ha contribuito ad alimentare l’allarme tra la popolazione studentesca e a spingere le autorità sanitarie a rafforzare la campagna di profilassi.
Il focolaio, definito “senza precedenti” dalle autorità sanitarie britanniche, ha avuto origine nei primi giorni di marzo in un nightclub di Canterbury, il Club Chemistry, individuato come luogo di esposizione. Da lì il contagio si è diffuso tra studenti di due università – la University of Kent e la Canterbury Christ Church University – e in almeno quattro scuole superiori della zona. La malattia è causata dal batterio Neisseria meningitidis, in particolare dal sierogruppo B (MenB), e si trasmette attraverso contatti ravvicinati. Proprio per questo motivo, i contesti ad alta socialità, come locali notturni e campus universitari, rappresentano ambienti favorevoli alla diffusione. Le autorità britanniche hanno attivato un’allerta sanitaria pubblica a livello nazionale, chiedendo a tutti i medici del Servizio sanitario (Nhs) di segnalare tempestivamente eventuali casi sospetti. La campagna vaccinale è stata estesa agli studenti delle università coinvolte e agli ultimi anni delle scuole superiori interessate, mentre resta alta l’attenzione sulla possibile evoluzione del focolaio, che secondo gli esperti “non è ancora circoscritto”.
Nonostante la rapidità di diffusione, il rischio per il resto d’Europa è considerato basso. Il European Centre for Disease Prevention and Control ha infatti sottolineato che la probabilità di esposizione al di fuori dei contesti direttamente coinvolti è limitata e che la malattia tende a generare cluster circoscritti piuttosto che una diffusione su larga scala nella comunità. Intanto il caso britannico riaccende anche il dibattito sui vaccini. In Italia, l’infettivologo Matteo Bassetti ha criticato duramente le posizioni no-vax, sottolineando come, mentre nel Regno Unito i giovani si affrettano a vaccinarsi, alcune posizioni politiche continuino a mettere in discussione l’importanza della prevenzione.