L’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato le raccomandazioni vaccinali per Covid-19, febbre tifoide e poliomielite, introducendo due dosi annuali per i soggetti fragili, un richiamo anti-tifo a 5 anni e una riduzione delle dosi antipolio nei Paesi a basso rischio. Le raccomandazioni complete saranno pubblicate nel Weekly Epidemiological Record il 29 maggio. L’aggiornamento si inserisce in un contesto globale caratterizzato da finanziamenti incerti, complessità organizzativa e disinformazione.
Negli ultimi cinquant’anni oltre l’80% dei Paesi ha introdotto vaccini contro almeno dieci malattie lungo l’intero arco della vita. Il Programma ampliato di immunizzazione (EPI), avviato dall’Oms nel 1974, ha contribuito a salvare oltre 150 milioni di vite. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato: “Il miglioramento della sopravvivenza infantile negli ultimi due decenni è una delle grandi storie di successo della salute globale”, aggiungendo che “i 4,9 milioni di decessi infantili all’anno rimangono comunque troppi”. Il presidente del Sage Anthony Scott ha evidenziato che i Paesi si trovano ad affrontare “finanziamenti incerti, priorità in competizione e un’erosione della fiducia pubblica”.
Il virus continua a causare morbilità e mortalità nei soggetti vulnerabili. Il Sage raccomanda due dosi all’anno, a distanza di sei mesi, per anziani fragili, persone con comorbidità rilevanti o obesità grave, residenti in strutture di lungodegenza e individui immunocompromessi. Per gli altri gruppi, inclusi anziani senza comorbidità, adulti e bambini con condizioni di rischio e operatori sanitari, è raccomandata almeno una dose annuale. I Paesi possono adattare le politiche vaccinali in base al contesto epidemiologico e alla sostenibilità economica.
Per le donne in gravidanza è raccomandata una dose per ogni gestazione, preferibilmente nel secondo trimestre, con l’obiettivo di proteggere la madre, prevenire esiti avversi e garantire una copertura passiva al neonato. L’indicazione per i bambini sani tra 6 e 23 mesi è limitata ai contesti in cui il carico di malattia risulta documentato come rilevante.
Permangono criticità di accesso nei Paesi a basso reddito, anche dopo la conclusione nel 2025 del supporto di Gavi all’acquisto dei vaccini anti-Covid. I vaccini disponibili proteggono dalle forme gravi ma non impediscono la trasmissione. “Per ridurre la trasmissione, dovremmo vedere vaccini che abbiano un impatto sull’immunità mucosale”, ha affermato Annelies Wilder-Smith, responsabile del team di politica vaccinale dell’Oms e segretaria esecutiva del Sage. Le indicazioni confluiranno nel nuovo Position Paper Oms sui vaccini anti-Covid, atteso nel 2026.
La febbre tifoide causa circa 6 milioni di casi e 72.000 decessi ogni anno nel mondo. I bambini tra 5 e 9 anni rappresentano la fascia con la maggiore quota di casi confermati. Il vaccino coniugato (TCV) è raccomandato dall’Oms dal 2018 e adottato in diversi Paesi ad alta incidenza.
Nuovi dati indicano che la protezione conferita da una singola dose può diminuire nel tempo, soprattutto nei bambini sotto i 2 anni. La diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici rende inoltre più complessa la gestione clinica. Il Sage raccomanda quindi una dose di richiamo a 5 anni per i bambini vaccinati tra 9 e 24 mesi. “L’epidemiologia della malattia varia in modo ampio, anche all’interno dei Paesi, ed è una malattia difficile da caratterizzare e diagnosticare”, ha dichiarato Scott.
La poliomielite resta endemica in Pakistan e Afghanistan. Il poliovirus derivato da vaccino è stato rilevato in diversi Paesi africani, tra cui il nord della Nigeria e la Somalia, in relazione a coperture vaccinali insufficienti. “C’è un urgente bisogno di rafforzare l’immunizzazione di routine e di raggiungere i bambini senza dosi”, ha sottolineato Scott.
Nei Paesi che somministrano tre dosi di vaccino inattivato nel primo anno di vita e presentano un basso rischio di importazione, il Sage indica la possibilità di ridurre da tre a due le dosi del vaccino orale bivalente, mantenendo l’immunità mucosale.
Il rifinanziamento 2025 di Gavi ha raggiunto 10 miliardi di dollari, con un deficit di 2 miliardi. È stato introdotto un modello con budget vaccinali predefiniti per ciascun Paese. I governi devono definire la distribuzione delle risorse tra nuovi vaccini, campagne straordinarie e immunizzazione di routine. Il Sage indica il processo VPOP come strumento per l’ottimizzazione del portafoglio vaccinale e segnala la necessità di rafforzare i gruppi tecnici consultivi nazionali (NITAG).
Tra le priorità indicate per il 2026 figurano il contrasto alla disinformazione e il rafforzamento della fiducia nelle vaccinazioni. L’Oms ha avviato anche un lavoro di pianificazione al 2050 sul futuro dell’immunizzazione. “Stiamo entrando in una fase molto impegnativa, e i Paesi dovranno prendere decisioni sempre più difficili sull’ottimizzazione dei loro calendari vaccinali”, ha dichiarato Kate O’Brien, direttrice del Dipartimento immunizzazione, vaccini e prodotti biologici dell’Oms.