Ampliare i programmi di tirocinio universitari e rendere più visibili i reparti agli studenti di medicina per favorire l’ingresso nella specializzazione. È l’appello lanciato da Maria Luisa De Rimini, presidente dell’Associazione italiana di medicina nucleare e imaging molecolare (Aimn), in un’intervista all’agenzia Dire dedicata allo sviluppo e alle prospettive della disciplina.
La medicina nucleare rappresenta oggi uno degli ambiti più innovativi della medicina contemporanea, capace di integrare diagnostica avanzata e terapie mirate grazie allo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate e di radiofarmaci innovativi. Le applicazioni riguardano numerosi ambiti clinici, dall’oncologia alla cardiologia fino allo studio delle malattie neurodegenerative.
Nonostante questi progressi, la disciplina resta ancora poco conosciuta dal grande pubblico e anche tra gli studenti universitari. “Chi entra in contatto con i nostri reparti comprende bene il valore di diagnosi e cure che offriamo anche attraverso le nuove tecnologie”, osserva De Rimini. Tuttavia, secondo la presidente Aimn, diversi fattori contribuiscono alla limitata conoscenza della disciplina, tra cui la complessità del linguaggio tecnico e le restrizioni di accesso ai reparti legate alle norme di radioprotezione.
Negli ultimi anni si è registrata inoltre una riduzione delle domande di accesso alle scuole di specializzazione in medicina nucleare. “Spesso nei primi anni di università la medicina nucleare è poco conosciuta”, spiega De Rimini. “Gli studenti raramente entrano nei nostri reparti nelle fasi iniziali del percorso formativo e l’esperienza diretta fa davvero la differenza”.
Secondo Aimn, per invertire questa tendenza sarebbe utile favorire una maggiore presenza degli studenti nei reparti già durante il corso di laurea. “Sarebbe utile ampliare i programmi di tirocinio non soltanto negli ultimi anni ma anche nelle fasi più precoci del percorso universitario”, afferma De Rimini, ricordando che la scelta della specializzazione spesso matura proprio nei primi anni di formazione.
Dal punto di vista clinico e tecnologico, la medicina nucleare continua intanto a evolversi rapidamente. La disciplina consente diagnosi sempre più precoci e accurate e l’utilizzo di terapie mirate su specifici bersagli molecolari. Questo approccio è alla base della cosiddetta teranostica, che utilizza l’imaging per guidare trattamenti diretti sullo stesso target biologico della malattia.
Tra le innovazioni più rilevanti vengono indicati i sistemi di tomografia multimodale – come PET/TC, SPECT/TC e PET/RM – e lo sviluppo di radiofarmaci in grado di individuare un numero crescente di bersagli biologici. Anche l’intelligenza artificiale sta contribuendo all’analisi e all’integrazione delle immagini nella pratica clinica.
Secondo Aimn, per sostenere lo sviluppo della disciplina è necessario affiancare agli investimenti tecnologici anche una programmazione adeguata delle competenze professionali. “Imaging e terapie medico nucleari rappresentano oggi pilastri fondamentali della medicina”, conclude De Rimini. “Devono essere sostenute con adeguati piani di investimento e formazione, per garantire negli anni competenze e professionalità adeguate e assicurare ai cittadini un accesso equo alla diagnostica avanzata e alle terapie innovative”.