Le indagini interne sul trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre al Monaldi di Napoli sono partite il 30 dicembre. Lo afferma la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, in una lettera al Mattino, precisando che gli atti redatti dall’azienda sono stati trasmessi alla magistratura, alla Regione Campania e al ministero della Salute.
Secondo Iervolino, già una settimana dopo l’intervento la direzione ha avviato audizioni e commissioni interne, formalizzando relazioni e verbali fino a ricostruire le dinamiche dell’accaduto. Le verifiche hanno prodotto 296 pagine di documentazione e provvedimenti disciplinari, tra cui la sospensione dal servizio di due dirigenti medici, mentre per altri sanitari l’iter è in corso.
Sul piano giudiziario, il gip del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, ha disposto l’autopsia nell’ambito di un incidente probatorio e nominato tre professori universitari non campani: Mauro Rinaldi, ordinario di Cardiochirurgia all’Università di Torino e direttore del Centro trapianti cuore e polmoni dell’ospedale Molinette; Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza, Urgenza e Area Critica dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; Biagio Solarino, professore associato di Medicina legale e direttore della Scuola di specializzazione in Medicina legale dell’Università di Bari.
Dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute emerge che, nella fase intraoperatoria, non si sarebbe realizzato un passaggio informativo “strutturato, tempestivo e inequivocabile” tra il personale impegnato nella verifica dell’organo e il chirurgo responsabile dell’impianto. La documentazione segnala inoltre l’assenza di una “barriera procedurale di sicurezza”, rappresentata da una checklist finale formalizzata con ruoli e responsabilità definiti, che subordinasse l’avvio o il completamento della cardiectomia alla verifica oggettiva e condivisa dell’idoneità dell’organo.
Secondo quanto riferito dal cardiochirurgo Guido Oppido nella relazione sull’intervento del 23 dicembre, il cuore arrivato da Bolzano sarebbe stato “inglobato in un blocco di ghiaccio”. L’estrazione dal contenitore e dai sacchetti sterili avrebbe richiesto circa 20 minuti e l’utilizzo di acqua per ottenere uno scongelamento parziale. In assenza di alternative, l’organo è stato comunque impiantato; dopo l’assenza di attività elettrica, il bambino è stato collegato a Ecmo.
Una testimonianza resa al pm da un’infermiera perfusionista presente in sala operatoria riferisce che la cardiectomia del piccolo sarebbe stata in fase avanzata quando il contenitore con il nuovo cuore non era ancora stato aperto. La teste ha dichiarato che, una volta accertato lo stato di congelamento dell’organo, l’équipe ha tentato di scongelarlo prima dell’impianto.
Un ulteriore elemento riguarda il trasporto dell’organo. In documenti aziendali si legge che dal 2023 l’Azienda dei Colli dispone di dispositivi Paragonix per il trasporto degli organi, presenti anche nel mese di dicembre in sala trapianti e in farmacia. L’équipe prelievo avrebbe riferito di non essere stata a conoscenza della disponibilità del dispositivo.
Sulla gestione del supporto extracorporeo è intervenuta la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti). La presidente Elena Bignami ha ricordato che l’Ecmo è un supporto temporaneo delle funzioni cardiopolmonari e che, quando non può più portare beneficio, la sua sospensione è prevista dalla normativa vigente, inclusa la legge 219/2017. “La morte, in questi casi, non è causata dalla sospensione della macchina ma dalla malattia”, ha dichiarato.
Le indagini della Procura proseguono per accertare le responsabilità nelle diverse fasi del percorso – espianto, trasporto e impianto – mentre l’azienda ospedaliera ribadisce di aver avviato verifiche interne e adottato i primi provvedimenti disciplinari.