Lo SMI – Sindacato Medici Italiani chiede salari allineati agli standard europei, maggiori tutele professionali e il superamento della precarietà, giudicando la legge delega sulla riforma del Servizio sanitario nazionale ancora priva di contenuti operativi.
Secondo Pina Onotri, segretaria generale dello SMI, la delega approvata dal Governo «è ancora tutta da riempire di contenuti» e non affronta in modo strutturale le criticità che incidono sulle condizioni di lavoro dei medici e sull’attrattività della professione.
Il sindacato richiama la situazione degli ospedali, caratterizzata da carenze di personale, turni gravosi e fenomeni di burnout. «Negli ospedali – afferma Onotri – persistono condizioni di lavoro che rendono difficile conciliare vita professionale e vita privata, con un progressivo impoverimento dell’offerta pubblica».
Lo SMI esprime perplessità anche sull’impostazione organizzativa che punta allo sviluppo di strutture di eccellenza a bacino nazionale, in un contesto in cui molte realtà territoriali continuano a operare in condizioni di sofferenza organizzativa.
Sul versante della medicina generale, il comunicato evidenzia una crisi di attrattività, con pensionamenti anticipati, difficoltà di ricambio generazionale e aree carenti che restano in parte scoperte. Secondo Onotri «la medicina generale non può reggere senza un vero investimento sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive professionali dei giovani».
Il sindacato ribadisce inoltre la richiesta di abolizione del nuovo Ruolo Unico di assistenza primaria, ritenuto penalizzante per l’autonomia professionale e poco attrattivo per i medici più giovani. «Serve una riforma che valorizzi il lavoro medico e non introduca rigidità organizzative che allontanano i professionisti», sottolinea Onotri.
Tra le priorità indicate figurano il riconoscimento di salari definiti “europei”, il rafforzamento delle tutele per donne e giovani medici e un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella definizione dei contenuti attuativi della riforma.