Di fronte all’aumento dei casi di polmonite registrato nelle ultime settimane, la medicina generale si conferma il primo presidio del Servizio sanitario nazionale sul territorio. Ma senza strumenti adeguati e un’organizzazione realmente integrata tra assistenza territoriale e sistema sanitario, non è possibile affrontare un’emergenza complessa con organici ridotti e carichi di lavoro crescenti. A sottolinearlo è Tommasa Maio, della Fimmg, che richiama l’attenzione sulla necessità di un approccio coordinato. “Ancora una volta la medicina generale assorbe in silenzio le richieste dei cittadini – afferma – ma serve che il sistema si muova in modo integrato: dalla diagnosi, con tamponi rapidi forniti ai medici di famiglia, fino alla gestione completa del paziente sul territorio. Noi siamo pronti, ma occorre metterci nelle condizioni di lavorare al meglio”.
Uno dei punti critici evidenziati dalla Fimmg riguarda l’aggiornamento professionale, anche su procedure consolidate, un ambito che negli anni avrebbe visto un progressivo disimpegno delle Aziende sanitarie locali. Per colmare questo vuoto, la Federazione annuncia il rilancio di una formazione a distanza (FAD) dedicata alla gestione territoriale dei casi di polmonite, rivolta ai medici di assistenza primaria, sia a scelta sia a ore. L’iniziativa, spiega Maio, punta a supportare i professionisti nell’approccio clinico e organizzativo a questa nuova ondata di infezioni respiratorie legata all’influenza e conferma l’impegno della Fimmg nella formazione continua. Il progetto sarà sviluppato in collaborazione con il Ministero della Salute, al quale verrà chiesto il patrocinio, e con il contributo del Dipartimento di prevenzione ed esperti della Simeu, per rafforzare l’integrazione tra territorio ed emergenza-urgenza. La Fimmg richiama anche esperienze già maturate in passato. “Già ai tempi dell’H1N1 – ricorda Maio – realizzammo una pubblicazione basata sulle linee guida per il trattamento delle polmoniti in comunità adattate alla medicina generale”. In quell’occasione furono introdotti strumenti come la scala MEWS per individuare i casi ad alto rischio da ospedalizzare e vennero forniti saturimetri ai medici di continuità assistenziale per favorire una diagnosi precoce.
“Oggi quell’approccio resta valido – sottolinea – e sarebbe stato necessario consolidarlo con una formazione continuativa, anche alla luce del forte ricambio generazionale nella medicina di famiglia”. Molti giovani medici, osserva la Fimmg, sono entrati nel sistema senza un’adeguata informazione sulle campagne vaccinali e sulla gestione delle epidemie influenzali. In una fase segnata da carenza di medici e sovraccarico assistenziale, diventa essenziale selezionare con attenzione gli interventi domiciliari e utilizzare strumenti predittivi e diagnostici per concentrare le risorse sui pazienti più fragili. Tuttavia, denuncia Maio, “molti medici di famiglia non dispongono di personale di studio né di infermieri e non vengono forniti test rapidi multipli capaci di distinguere influenza, Covid e virus respiratorio sinciziale”. L’acquisto autonomo dei test, avverte, rischierebbe di scaricare i costi sui cittadini. “Serve invece un impegno strutturato – conclude – per garantire diagnosi tempestive e percorsi assistenziali adeguati, valorizzando davvero la medicina generale come primo presidio di tutela della salute pubblica”.