La proroga fino al 2029 dell’esercizio professionale in deroga per i professionisti sanitari, introdotta con la legge di bilancio attraverso la modifica dell’articolo 15 del decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, viene contestata da FNOMCeO e FNOPI, che chiedono al Parlamento di rivedere la decisione con un primo provvedimento normativo utile.
«La decisione di prorogare fino al 2029 l’esercizio professionale in deroga ci coglie di sorpresa e genera grande amarezza», affermano le due Federazioni, sottolineando che la scelta «disattende gli impegni presi pubblicamente nei confronti dei cittadini e di chi, come ha ricordato il Presidente della Repubblica, si prende cura di chi soffre».
Secondo le organizzazioni, la tutela della salute pubblica non può essere garantita attraverso deroghe al riconoscimento dei titoli dei professionisti sanitari esteri ed extracomunitari, ma richiede una verifica puntuale dei percorsi formativi per assicurare una preparazione adeguata e coerente con gli standard europei. Le Federazioni evidenziano inoltre come la deroga all’iscrizione agli Ordini professionali rappresenti un elemento critico, poiché l’attività ordinistica è ritenuta fondamentale per il rispetto dei principi deontologici, l’adempimento degli obblighi di formazione continua e la conoscenza della lingua italiana.
«È urgente che il Parlamento riveda la scelta e avvii un confronto con le professioni sanitarie per individuare percorsi condivisi e attenti ai reali bisogni delle persone», proseguono FNOMCeO e FNOPI, richiamando la necessità di un controllo rigoroso delle competenze, della conoscenza linguistica e dell’obbligo formativo.
Le due Federazioni criticano l’approccio emergenziale adottato negli ultimi anni e chiedono un cambio di metodo: «Non è più tollerabile rincorrere i fatti di cronaca con soluzioni tampone. C’è bisogno di un intervento strutturale che affronti il tema della carenza di professionisti con regole certe», concludono, indicando come priorità la tutela dei cittadini e dei loro bisogni di salute.