Procedure semplici e immediate per l’utilizzo della televisita nelle certificazioni di malattia. È la richiesta rilanciata dal Sindacato Medici Italiani (Smi) dopo l’approvazione del DL Semplificazione, che all’articolo 58 demanda a un accordo in Conferenza Stato-Regioni l’individuazione dei casi e delle modalità di ricorso alla tele-certificazione.
Secondo il sindacato, l’attuale gestione delle certificazioni determina un’elevata pressione su presidi sanitari territoriali e ospedalieri, già in sofferenza per carenze di personale, perché costringe molti cittadini a recarsi fisicamente in ambulatorio anche in assenza di reali bisogni clinici. Una situazione che, sempre secondo lo Smi, limita l’accesso dei pazienti che necessitano di valutazioni esclusivamente cliniche e non di adempimenti burocratici.
Il segretario generale dello Smi, Pina Onotri, ha rivendicato il ruolo della petizione promossa dal sindacato a fine 2024, che ha raccolto oltre 30.000 firme, e delle proposte emendative presentate a diversi provvedimenti parlamentari, nel portare all’attenzione istituzionale il tema della televisita finalizzata alle certificazioni di malattia.
L’obiettivo indicato dal sindacato è consentire il ricorso alla televisita senza l’obbligo di utilizzo di piattaforme dedicate di telemedicina e senza l’introduzione di procedure tecnologiche aggiuntive che possano gravare sull’attività dei medici di famiglia. Parallelamente, lo Smi continua a chiedere l’introduzione dell’autocertificazione per le malattie brevi, con particolare riferimento ai primi tre giorni di assenza, misura che non risulta compresa nel testo normativo recentemente approvato.
Il sindacato auspica che l’accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni venga definito in tempi rapidi e che contenga indicazioni operative snelle, in modo da rendere concretamente applicabile il ricorso alla tele-certificazione come strumento di semplificazione dell’attività dei medici e di razionalizzazione degli accessi ai servizi sanitari territoriali.