Il burnout tra i medici europei rimane diffuso e si associa a carichi di lavoro elevati, turni prolungati e difficoltà a conciliare vita privata e professionale. Sono i risultati di un sondaggio condotto da Medscape su quasi 6.000 medici in sei Paesi europei.
Il quadro emerso indica stress cronico, insoddisfazione lavorativa e turni che superano i limiti normativi. La situazione è particolarmente evidente tra i medici in formazione, categoria che riporta una prevalenza più alta di burnout rispetto agli specialisti.
«Un dato rilevante è la percentuale di medici disposti ad accettare riduzioni salariali per un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata», afferma David Berhanu, neuroradiologo presso il Centro Hospitalar Universitário de Lisboa Central e presidente della European Junior Doctors Association. «I risultati descrivono una media di 57 ore settimanali, nonostante il limite di 48 ore previsto dalla European Working Time Directive.»
Per Alessandra Spedicato, anestesista e rianimatrice presso l’Ospedale Sandro Pertini di Roma e presidente della European Federation of Salaried Doctors, la carenza di personale «intensifica carico di lavoro, stress e burnout». Le specialità con maggiore carenza segnalano anche i livelli più alti di affaticamento e insoddisfazione.
I medici italiani risultano i meno soddisfatti della propria vita lavorativa e privata. Hanno riportato i punteggi più bassi per benessere mentale.
Sebbene l’84% consideri le ferie fondamentali per la salute mentale, solo il 23% ha usufruito di 5 o più settimane di ferie nell’ultimo anno, la percentuale più bassa tra i Paesi analizzati.
Il 61% dichiara di non riuscire a prendere tutte le ferie desiderate e il 55% ritiene insufficienti i giorni di riposo previsti per legge. «Molti medici riferiscono difficoltà nel prendere le ferie a cui avrebbero diritto, ancora una volta a causa della carenza di personale», osserva Spedicato.
Alla domanda sulla disponibilità ad accettare una riduzione dello stipendio per un migliore equilibrio vita-lavoro, il 37% dei medici italiani risponde favorevolmente, il 33% contrariamente e il 29% si dichiara incerto. «Considerando che lo status economico non è più elevato come un tempo, una riduzione del reddito potrebbe incidere sulla vita personale e familiare», aggiunge Spedicato.
Il sondaggio documenta differenze significative.
In Francia, nonostante contratti che garantiscono ferie più ampie, il burnout riguarda il 15% dei medici e l’11% riporta sintomi depressivi. Secondo gli autori, la minore propensione a riferire depressione potrebbe dipendere dallo stigma associato alla diagnosi psichiatrica.
In Germania emergono livelli di soddisfazione più elevati. La maggior parte dei medici dichiara una buona qualità di vita lavorativa e privata e un adeguato numero di giorni di ferie. Tuttavia, oltre un terzo riferisce sintomi di burnout attribuiti alla professione. Tra i medici insoddisfatti si osservano comportamenti non salutari, come aumento del consumo di alcol e scarsa attività fisica.