Il nuovo Accordo Collettivo Nazionale ‘vuole trasformare il medico di medicina generale in un imprenditore’ e mantiene ‘tutte le criticità del precedente’, accentuandole.” A sottolinearlo Fp Cgil, in una nota che contesta il nuovo Acn.
Secondo la Fp Cgil, la permanenza della remunerazione a quota capitaria rappresenta un elemento che “persevera nell’errore di trasformare il rapporto medico-paziente in professionista-cliente”. La nota contesta anche l’apertura alle società di servizi e alle cooperative nelle AFT, considerate un possibile preludio all’affidamento della gestione delle case della comunità a soggetti privati.
Il sindacato segnala inoltre la possibilità che i medici di medicina generale possano svolgere attività in favore dei fondi integrativi privati, indicata come un “progressivo ritorno alle mutue assicurative”. Per la Fp Cgil, tutto questo comporterebbe una rinuncia alla difesa del Servizio sanitario nazionale pubblico e universale.
La nota critica anche l’introduzione del ruolo unico, definito uno strumento che rischia di opprimere ulteriormente i medici già gravati da carichi burocratici. Secondo il sindacato, il nuovo assetto aumenterebbe compiti e mansioni senza garantire le tutele del contratto nazionale della dirigenza medica, con effetti particolarmente pesanti per i medici più giovani, che si troverebbero a fronteggiare maggiori oneri senza adeguata valorizzazione contrattuale.
Sul fronte economico, la Fp Cgil segnala che l’aumento previsto dall’ACN risulta inferiore di “dieci punti percentuali rispetto all’inflazione registrata nel triennio di riferimento”, come accaduto per gli altri dipendenti pubblici.
Il sindacato afferma infine che chi ha firmato l’accordo “si dovrà assumere la responsabilità di una deriva professionale voluta dalla politica”. La nota ribadisce che “la maggioranza dei medici di medicina generale non si sente rappresentata in questo ACN”.