Nonostante i significativi progressi nella prevenzione cardiovascolare, l’ipercolesterolemia continua a rappresentare una delle principali sfide per il Medico di Medicina Generale (MMG) e il Cardiologo. Le dislipidemie, in particolare l’ipercolesterolemia, sono tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (CV) a base aterosclerotica, responsabili di circa 2,6 milioni di decessi ogni anno a livello globale, pari al 4,5% della mortalità totale.1A In Europa, il problema è ancora più rilevante, con una prevalenza di ipercolesterolemia che può superare il 50% in alcune popolazioni.2A
La letteratura scientifica sottolinea come la gestione subottimale dell’ipercolesterolemia sia dovuta non solo alla sottostima del rischio da parte dei pazienti, ma anche a criticità nella continuità terapeutica e nella gestione prescrittiva.2B È noto che i livelli elevati di colesterolo LDL (C-LDL) sono direttamente correlati alla progressione dell’aterosclerosi e all’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori (MACE), come infarto miocardico e ictus.3A
Le Linee Guida europee (ESC/EAS 2019) raccomandano target di C-LDL sempre più ambiziosi, soprattutto nei pazienti ad alto e altissimo rischio: <55 mg/dL per i soggetti con malattia CV documentata o diabete con danno d’organo, e <70 mg/dL per i pazienti ad alto rischio.4A Tuttavia, il raggiungimento di questi obiettivi nella pratica clinica quotidiana si scontra con ostacoli organizzativi e comportamentali, a cominciare dalla scarsa aderenza alla terapia.
L’aderenza terapeutica, definita come l’assunzione di almeno l’80% delle dosi prescritte, è un elemento cruciale per garantire l’efficacia della terapia ipolipemizzante.5A Una recente metanalisi su oltre 3,3 milioni di pazienti ha evidenziato che una buona aderenza alla terapia con statine riduce del 35% il rischio di mortalità per tutte le cause, del 30% il rischio di infarto miocardico e del 32% quello di ictus.5B
Nonostante l’evidenza scientifica sia chiara, i dati di aderenza nella popolazione generale restano preoccupanti. In Italia, meno della metà dei pazienti a rischio elevato o molto elevato mantiene una continuità terapeutica adeguata nei sei mesi successivi alla prescrizione.1B È stato dimostrato che l’interruzione della terapia con statine aumenta del 90% il rischio di mortalità rispetto ai pazienti che proseguono il trattamento.5C
L’impatto della scarsa aderenza va oltre le implicazioni cliniche. Dal punto di vista del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), la non aderenza alle terapie croniche rappresenta una delle principali cause di inefficienza, con un aumento degli accessi ambulatoriali e delle ospedalizzazioni evitabili.6A Numerosi studi osservazionali italiani hanno evidenziato come la continuità terapeutica nella gestione dell’ipercolesterolemia sia ancora ampiamente subottimale, con tassi di persistenza che tendono a calare drasticamente già nei primi sei mesi dall’inizio della terapia.
Questa discontinuità terapeutica si traduce in un aggravio per il SSN, che si trova a dover gestire complicanze CV evitabili e ad affrontare costi indiretti legati a riacutizzazioni e ridotta qualità di vita dei pazienti6B.
In questo scenario, la semplificazione terapeutica si configura come una strategia vincente. Prolungare il ciclo prescrittivo con confezioni a lunga durata (es. 60 compresse) può rappresentare un intervento efficace e a basso impatto gestionale per migliorare l’aderenza.7A Studi osservazionali hanno evidenziato che la fornitura di confezioni più grandi di statine è associata a un incremento del 41% nell’aderenza rispetto ai formati standard da 30 compresse.7A
La riduzione della frequenza di refill ha un impatto positivo sia per il paziente, che si confronta con una minore complessità logistica, sia per il medico, che vede ridurre il carico amministrativo e il rischio di interruzioni della terapia.8A,8B Inoltre, modelli economici dimostrano che il maggiore costo iniziale legato all’acquisto di confezioni più grandi viene ampiamente compensato dalla riduzione dei costi assistenziali correlati agli eventi CV prevenibili.9A
L’ipercolesterolemia resta oggi una priorità clinica assoluta per MMG e Cardiologi, soprattutto alla luce degli attuali target di prevenzione secondaria. È fondamentale superare le barriere che ancora limitano l’aderenza terapeutica, integrando nella pratica clinica strumenti di semplificazione gestionale come il prolungamento del ciclo prescrittivo. Un intervento semplice, ma in grado di incidere profondamente sulla qualità di vita dei pazienti e sull’efficienza del sistema sanitario.
Bibliografia:
1. Bellia et al. Osservatorio sull’aderenza alla terapia ipolipemizzante nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare. 2023; GIHTAD; 16:1
2. Llanes EJB et al. Addressing adherence challenges in long-term statin treatment among Asian populations: Current gaps and proposed solutions. Am J Prev Cardiol. 2025 Jun 2;23:101019.
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4. Aygun S, Tokgozoglu L. Comparison of Current International Guidelines for the Management of Dyslipidemia. J Clin Med. 2022 Dec 6;11(23):7249.
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6. Roebuck MC et al. Medication adherence leads to lower health care use and costs despite increased drug spending. Health Affairs 2011; 30(1): 91-99.
7. Batal HA et al. Impact of prescription size on statin adherence and cholesterol levels. BMC Health Serv Res 2007; 7:175.
8. King S et al. Impact of issuing longer- versus shorter-duration prescriptions: a systematic review. Br J Gen Pract. 2018 Apr;68(669):e286-e292.
9. Borrelli EP et al. Improving adherence and reducing health care costs through blister-packaging: An economic model for a commercially insured health plan. ClinicoEconomics & Outcomes Research 2024; 16: 733–745.