Si è svolto il 6 novembre lo sciopero nazionale della medicina generale promosso dallo Snami, con un’adesione definita “alta” dal sindacato e una partecipazione diffusa su tutto il territorio. Ambulatori chiusi e manifestazioni in diverse città hanno caratterizzato la mobilitazione, alla quale hanno preso parte anche medici provenienti da altre sigle.
Secondo Snami, l’obiettivo della protesta è superare la legge Balduzzi, approvata nel 2012, che avrebbe inciso sulla struttura della medicina generale e sulla sua autonomia. «Dopo oltre dieci anni, la legge Balduzzi ha dimostrato i suoi limiti – dichiara Angelo Testa, presidente nazionale Snami –. Ha indebolito la medicina generale, ridotto l’autonomia dei medici, burocratizzato la cura e reso la professione meno attrattiva per i giovani. È tempo di scrivere una nuova legge che metta al centro il medico e il paziente».
Primo, l’abolizione del ruolo unico e il pieno ripristino dell’autonomia professionale del medico di famiglia, con la tutela della libertà di scelta del paziente e della prossimità assistenziale.
Secondo, l’introduzione di tutele certe per maternità, paternità e vita personale, con meccanismi stabili di sostituzione.
Terzo, il riconoscimento della specializzazione in medicina generale come percorso universitario a ordinamento, con una programmazione stabile del fabbisogno.
Quarto, la riduzione della burocrazia, attraverso strumenti informatici integrati che supportino la pratica clinica.
Il sindacato sottolinea che la mobilitazione non è rivolta contro istituzioni o altre categorie professionali. «Lo sciopero non è contro qualcuno, ma per una medicina territoriale moderna, libera e vicina ai cittadini», afferma Testa.
Snami apre così una richiesta di confronto sulle regole strutturali che disciplinano il ruolo della medicina generale nel Servizio sanitario nazionale, collegando il tema dell’autonomia professionale a quello dell’attrattività per i giovani medici e alla sostenibilità del lavoro negli ambulatori.