Avviata la mobilitazione nazionale dello SNAMI per chiedere una nuova legge quadro sulla medicina generale che superi la legge 8 novembre 2012, n. 189 (Balduzzi). Il sindacato sostiene che l’attuale impianto normativo non garantisca un modello sostenibile per l’assistenza territoriale.
Il sindacato individua quattro ambiti prioritari di intervento.
1. Ruolo unico e autonomia professionale
SNAMI contesta la logica del ruolo unico e delle forme organizzative obbligatorie (AFT e UCCP), ritenendo che riducano la libertà professionale del medico e incidano sulla scelta fiduciaria del paziente. Si chiede il ripristino di un modello di medicina convenzionata autonoma e responsabile.
2. Tutele per maternità, paternità e condizioni di lavoro
Il sindacato segnala la necessità di tutele economiche e organizzative per maternità, paternità, malattia e congedi, con sostituzioni garantite. L’obiettivo è rendere la professione compatibile con la vita personale e familiare.
3. Formazione e programmazione del fabbisogno
SNAMI chiede il riconoscimento della medicina generale come specializzazione clinica, un percorso universitario dedicato, una programmazione nazionale del fabbisogno e misure per contrastare la carenza di professionisti sul territorio.
4. Deburocratizzazione e digitalizzazione
Il sindacato chiede la riduzione degli adempimenti amministrativi, l’integrazione dei sistemi digitali e una riorganizzazione che rimetta al centro la relazione di cura. La digitalizzazione, secondo SNAMI, dovrebbe essere uniforme e funzionale al lavoro clinico.
“Occorre una nuova legge che riconosca autonomia, tutele, formazione e risorse, e che ponga il medico di famiglia al centro dell’assistenza territoriale”, ha dichiarato in conclusione il presidente nazionale Angelo Testa.
Roberto Carlo Rossi, presidente Snami Lombardia, sottolinea che la mobilitazione "non è contro i cittadini, ma a tutela del loro diritto a una medicina di prossimità". "Il medico di famiglia non può essere ridotto a un esecutore burocratico – aggiunge in una nota –. La nostra professione si fonda sulla relazione con le persone e sulla responsabilità clinica. Oggi questa funzione è ostacolata da adempimenti, carichi di lavoro e da un definanziamento che colpisce la medicina territoriale". Lo Snami Lombardia non esclude ulteriori iniziative "in assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni".