“La mancanza di medici nel Lazio è ormai un’emergenza. Ne mancano circa 400, il territorio ne fa le spese e soprattutto la medicina generale è in forte sofferenza”. È quanto afferma Marina Pace, vice segretario regionale vicario del Sindacato Medici Italiani (Smi) Lazio, in una nota diffusa il 3 novembre.
Secondo il sindacato, la carenza di medici di famiglia “sta assumendo connotati preoccupanti, con molti pazienti ormai privi di medico, soprattutto nelle aree residenziali”. L’assenza di una copertura capillare – prosegue Pace – “aumenta la pressione sui pronto soccorso e mette a rischio il diritto alla salute dei cittadini”.
Le zone carenti individuate dalla Regione Lazio non sarebbero ancora state assegnate, con conseguente mancata sostituzione dei professionisti andati in pensione. A oggi, aggiunge Smi, “non esiste un accordo regionale che definisca compiti, attività e integrazioni economiche specifiche dei medici di medicina generale, indispensabili per la piena operatività territoriale”.
Pace denuncia inoltre che, in questa situazione, “alle Asl del Lazio viene chiesto ai giovani medici di accettare contratti senza indicazioni su ore, sedi o mansioni, o proposte a termine per coprire postazioni vacanti, in contrasto con quanto previsto dall’Accordo collettivo nazionale (Acn)”.
Il sindacato critica anche la crescente attribuzione ai medici di famiglia di compiti amministrativi e mansioni delegabili agli infermieri, con conseguente sovraccarico burocratico e rischio di burnout. “La medicina generale – sottolinea Pace – è stata più volte richiamata come pilastro della riorganizzazione territoriale, ma senza risorse e regole chiare rischia di perdere ulteriormente attrattività”.
Smi Lazio chiede alla parte pubblica “un impegno immediato per favorire la copertura delle zone carenti, garantire contratti conformi all’Acn e rendere la professione nuovamente sostenibile per i giovani medici e per tutto il sistema sanitario regionale”.