Il 5 novembre la medicina generale scende in piazza. Lo Snami – Sindacato nazionale autonomo medici italiani – ha proclamato lo sciopero nazionale dei medici di famiglia contro l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico”, previsto dalla nuova Convenzione nazionale e in via di recepimento nelle Regioni. Una scelta che, secondo i sindacati, rischia di snaturare la medicina territoriale, indebolendo autonomia professionale e rapporto di fiducia con i cittadini. Tra le piazze più calde ci sarà Napoli: l’associazione Medici senza Carriere e #Noruolounico ha convocato un presidio sotto la sede della Giunta regionale. L’obiettivo è respingere la proposta dell’accordo integrativo regionale campano, giudicato illegittimo da molti professionisti.
Secondo i promotori, la quasi totalità dei medici di medicina generale della Campania non ha aderito al ruolo unico e scioperare significa consolidare questo rifiuto. Il timore è quello di diventare “dipendenti di fatto”, obbligati a un numero di ore in sedi stabilite dalle Asl, senza però le tutele di un rapporto di lavoro subordinato: dalle ferie alla malattia, fino agli strumenti essenziali per svolgere l’attività, come ambulatorio, automobile e telefono. Un’altra critica riguarda la possibile concorrenza sleale che si verrebbe a creare nei territori se anche i medici di continuità assistenziale potessero aprire studi nella stessa area: il rischio, secondo i manifestanti, è quello di “medici da 400 assistiti”, con turni più pesanti e turnazioni comprese notti, festivi e prefestivi. Lo Snami ribadisce che il ruolo unico rappresenta la fine della medicina territoriale così come è sempre stata concepita. Il presidente nazionale del sindacato, Angelo Testa, denuncia il rischio di trasformare il medico di famiglia in un semplice ingranaggio amministrativo, dipendente del sistema ma con tutti gli svantaggi della convenzione. Una simile trasformazione, secondo Testa, cancellerebbe l’autonomia professionale e spezzerebbe il rapporto di fiducia che lega il medico al paziente da generazioni. Il sindacato richiama anche l’attenzione sulla necessità di tutelare la maternità e la genitorialità, con regole e congedi più adeguati, oltre a sollecitare una riforma della formazione in Medicina generale, oggi ancora ferma e senza pieno riconoscimento universitario. Altrettanto urgente, per i medici, è una vera semplificazione burocratica accompagnata da una digitalizzazione sostenibile, così da restituire tempo e dignità all’assistenza delle persone.
“La medicina di famiglia rischia di estinguersi – avverte Testa –. È il momento di scegliere se vogliamo un sistema sanitario fatto di algoritmi o di persone”. Lo sciopero interesserà l’intero territorio nazionale, con modalità diverse a seconda delle tipologie di servizio. La Regione Toscana ha già avvertito i cittadini circa possibili disagi nell’assistenza. Per i medici di assistenza primaria a ciclo di scelta è prevista la chiusura degli studi dalle 8 alle 20, ma saranno comunque garantite le visite domiciliari, l’assistenza programmata ai malati terminali e le prestazioni di assistenza domiciliare integrata. Anche i medici del ruolo unico ad attività oraria, quelli dell’emergenza territoriale, dei servizi territoriali e degli istituti penitenziari potranno astenersi dal lavoro nella giornata del 5 novembre, assicurando però le attività indispensabili e urgenti previste dagli accordi nazionali e regionali. La protesta del 5 novembre è solo il primo passo. Se non ci saranno correttivi rispetto al progetto di riforma e alla sua applicazione regionale, lo Snami è pronto a programmare nuove giornate di sciopero.