Due nuovi episodi di violenza contro il personale sanitario riaccendono il tema della sicurezza negli ambienti di cura. A Fiume Veneto (Pordenone) una dottoressa di medicina generale ha ricevuto minacce e messaggi intimidatori da un paziente per un errore in un certificato medico redatto da un altro professionista. L’uomo, dopo aver chiamato i carabinieri, ha inviato alla dottoressa una foto del proprio giardino con il messaggio “La prossima volta sono a casa tua, guardati attorno”. La professionista ha sporto denuncia per minacce gravi.
Sull’episodio è intervenuta la Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), attraverso la vicepresidente Noemi Lopes, che ha definito la vicenda “non solo l’ennesimo caso di aggressione a un medico di famiglia, ma la spia di un malessere sociale diffuso che richiede un intervento urgente di educazione sanitaria della popolazione”. Lopes ha sottolineato la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia reciproca tra medico e paziente, ricordando che l’insicurezza e il rischio di aggressioni contribuiscono al burnout e alla fuga di professionisti dal Servizio sanitario nazionale.
A poche ore di distanza, un secondo episodio si è verificato al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, dove un uomo di 32 anni ha aggredito un infermiere e un addetto alla vigilanza dopo aver rifiutato le dimissioni. Entrambi hanno riportato lesioni lievi. L’aggressore, residente a Castelfranco di Sotto (Pisa), è stato arrestato dai carabinieri e condotto al carcere di Sollicciano.
Sulla vicenda è intervenuto il presidente dell’Ordine dei medici di Firenze, Pietro Dattolo, che ha definito l’episodio “gravissimo”. «Colpire un operatore sanitario o una guardia giurata significa colpire l’intero sistema di cura — ha dichiarato —. Serve una risposta ferma e coordinata, con interventi strutturali in grado di garantire sicurezza reale negli ospedali». Dattolo ha ringraziato l’Arma dei Carabinieri per il tempestivo intervento e ha invitato a rafforzare i protocolli tra aziende sanitarie e forze dell’ordine, oltre a garantire l’effettiva applicazione delle pene previste per chi aggredisce il personale.
Il presidente dell’Ordine ha inoltre richiamato la necessità di una vera azione culturale, capace di ricostruire fiducia e rispetto tra cittadini e professionisti della salute: «I medici e gli operatori non sono controparte dei pazienti, ma loro primi alleati. Solo ristabilendo questo legame si potrà prevenire la violenza e garantire la serenità necessaria a curare bene».