Durante la conferenza stampa virtuale del 23 ottobre 2025, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha lanciato un nuovo allarme sulla situazione sanitaria a Gaza, dove il sistema ospedaliero è al collasso nonostante il cessate il fuoco.
Secondo i dati presentati, oltre 170mila persone risultano ferite, tra cui più di 5mila amputati, 3.600 pazienti con ustioni gravi e 42mila che necessitano di riabilitazione a lungo termine. Ogni mese, circa 4mila donne partoriscono in condizioni insicure. L’Oms stima che un milione di persone necessiti di assistenza per la salute mentale.
Attualmente nessun ospedale è pienamente operativo a Gaza: solo 14 su 36 funzionano parzialmente. Le strutture affrontano una carenza critica di farmaci, apparecchiature e personale sanitario. Dall’inizio della tregua, l’Oms ha intensificato la consegna di forniture mediche, l’invio di squadre sanitarie d’emergenza e le evacuazioni mediche internazionali.
“Ringrazio i più di venti Paesi che hanno accolto pazienti evacuati da Gaza”, ha dichiarato Tedros, segnalando che restano 15mila pazienti in attesa di trasferimento, tra cui 4mila bambini. Più di 700 persone sono morte in attesa di evacuazione. L’Oms chiede di riaprire i valichi, in particolare Rafah, per permettere il passaggio dei malati e l’ingresso degli aiuti umanitari accumulati ad Al-Arish, in Egitto.
Nel piano di 60 giorni per la risposta d’emergenza, l’Oms ha stimato un fabbisogno immediato di 45 milioni di dollari, mentre la ricostruzione del sistema sanitario di Gaza richiederà almeno 7 miliardi. “Eravamo a Gaza prima del conflitto e resteremo per sostenere la ripresa del sistema sanitario”, ha ribadito Tedros.
Durante lo stesso briefing, l’Oms ha segnalato segnali positivi nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’ultimo paziente affetto da Ebola è stato dimesso a Bulape. Se non verranno registrati nuovi casi entro 42 giorni, l’epidemia potrà essere dichiarata conclusa a inizio dicembre.