In Lombardia e Lazio sono stati registrati i primi casi di influenza stagionale. Secondo il bollettino Influnews della Regione Lombardia (settimana 6–12 ottobre), l’incidenza totale delle sindromi simil-influenzali è pari a 7,8 casi ogni 1.000 assistiti, con un livello basale di intensità. L’incidenza più alta si osserva nei bambini sotto i 5 anni (13,6/1.000), seguiti dai soggetti tra 15 e 64 anni (9,2/1.000). Tra i virus respiratori circolanti prevale il Rhinovirus (30,8%), mentre il virus influenzale di tipo A rappresenta l’1,4% dei casi.
Anche nel Lazio si segnalano i primi casi confermati di influenza “pura”, accanto a un’ampia circolazione di virus para-influenzali e SARS-CoV-2. La rete vacciNET, promossa dalla Fimmg Lazio, conferma il primo caso individuato in uno studio di medicina generale nel quartiere Tor Pignattara di Roma.
Sul fronte della prevenzione, la campagna vaccinale antinfluenzale mostra un ritmo più rapido rispetto allo scorso anno. A 22 giorni dall’avvio, sono state somministrate oltre 293.000 dosi, di cui 270.000 negli studi dei 3.800 medici di famiglia. Nello stesso periodo del 2024 le vaccinazioni erano circa 260.000. Restano invece ritardi nella distribuzione dei vaccini anti-Covid e pneumococcici, che stanno ostacolando la co-somministrazione nelle prime settimane della campagna.
“La risposta dei cittadini è positiva – sottolinea la Fimmg Roma – ma è essenziale mantenere il passo per garantire la protezione delle fasce più fragili e favorire la co-somministrazione non appena i vaccini saranno disponibili”.
A livello internazionale, i ricercatori italiani invitano a ridimensionare gli allarmi sull’ondata influenzale in Giappone, dove la circolazione del ceppo H3N2 ha destato preoccupazione. In un approfondimento pubblicato sulla piattaforma medRxiv, gli studiosi del Campus Bio-Medico di Roma, della Sapienza, dell’Università di Sassari e della Kyung Hee University di Seoul ricordano che “la gravità di un’epidemia non dipende solo dal numero di casi o dal ceppo virale, ma da una combinazione di fattori locali come profilo immunitario, copertura vaccinale e co-circolazione di altri patogeni”.
Gli autori invitano quindi a una risposta “scientificamente informata e non allarmistica”, basata sul rafforzamento della sorveglianza integrata, su campagne vaccinali proattive e su una comunicazione “trasparente e rassicurante” verso la popolazione.