“È una legge di portata storica, la prima al mondo a riconoscere formalmente l’obesità come una malattia cronica”. Così Gianluca Aimaretti, past president della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e docente all’Università di Torino, commenta in un’intervista a Sanità33 l’approvazione definitiva della legge Pella sull’obesità. Il provvedimento, sostenuto dalle principali società scientifiche, segna un cambio di paradigma nella gestione di una condizione che riguarda oltre sei milioni di italiani.
Aimaretti sottolinea che il riconoscimento legislativo “restituisce dignità clinica ai pazienti e supera una visione stigmatizzante”. L’obesità, aggiunge, “non è una colpa individuale ma una patologia con basi biologiche e strumenti terapeutici specifici”.
Il docente indica ora la necessità di tradurre il principio in pratica clinica. “Servono modelli organizzativi capaci di garantire una presa in carico strutturata, multidisciplinare e uniforme sul territorio. Il paziente con obesità non può essere affidato a un solo specialista: è necessaria una gestione di team che coinvolga medici, dietisti, psicologi, fisioterapisti e infermieri”.
Le nuove linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, elaborate con la partecipazione di SIE, Società Italiana dell’Obesità (SIO) e Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), confermano questa impostazione integrata e la definizione di percorsi diagnostico-terapeutici condivisi.
Un altro nodo riguarda l’accesso ai farmaci anti-obesità. “Oggi, se un paziente è affetto solo da obesità, i farmaci sono in fascia C e restano totalmente a carico. È un ostacolo concreto per milioni di persone. Occorre lavorare su criteri di rimborsabilità selettiva ma inclusiva”, spiega Aimaretti. “Servirà equilibrio tra sostenibilità e equità di accesso, considerando che in Italia circa il dieci per cento della popolazione ha un BMI superiore a 30”.
Sul fronte terapeutico, il professore evidenzia i progressi scientifici legati alle nuove molecole iniettive settimanali: “Offrono riduzioni ponderali significative e un miglior profilo di tollerabilità. Mai prima avevamo avuto strumenti così efficaci e pratici. Possiamo fenotipizzare il paziente, scegliere il farmaco giusto e intervenire sul rischio cardio-metabolico complessivo”.
Restano aperte due questioni: il costo dei trattamenti per chi non accede alla rimborsabilità e la durata ottimale della terapia. “Se la cura viene interrotta, il rischio di recupero ponderale è elevato. Dobbiamo capire come mantenere i risultati nel lungo periodo: è un terreno ancora di ricerca”.
Aimaretti invita infine a integrare la risposta sanitaria con politiche di prevenzione strutturali: “La legge prevede fondi per la prevenzione, ma occorre lavorare con scuole e istituzioni per ridurre l’ambiente obesogeno. Educazione, attività fisica, alimentazione sana e misure fiscali, come le sugar tax, sono strumenti indispensabili”.
Per il docente, “la legge rappresenta un punto di svolta, ma ora serve costruire l’infrastruttura sanitaria, formare gli operatori e rendere operativi i percorsi di cura. Solo così il riconoscimento legislativo potrà tradursi in un reale cambiamento clinico”.