Tra l’1 gennaio e il 30 settembre 2025 sono stati segnalati 445.271 casi sospetti e confermati di Chikungunya e 155 decessi in 40 Paesi, secondo l’aggiornamento pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’aumento riguarda anche aree che negli ultimi anni avevano registrato pochi o nessun caso.
L’Oms parla di una recrudescenza del virus e di un “potenziale significativo di ulteriore diffusione”, con focolai in corso in più regioni. Tuttavia, la distribuzione non uniforme dei casi impedisce di definire l’attuale scenario come un incremento globale.
La Chikungunya si trasmette attraverso punture di zanzare del genere Aedes. Il rischio di diffusione cresce in presenza di popolazioni suscettibili, condizioni ambientali favorevoli alla riproduzione dei vettori, mobilità internazionale elevata e limiti nella sorveglianza epidemiologica e diagnostica.
Secondo l’Oms, prima del 2025 era stata segnalata trasmissione autoctona in 119 Paesi e territori. In 27 Paesi sono presenti popolazioni di Aedes aegypti competenti per la trasmissione, mentre altri ospitano Aedes albopictus, specie anch’essa in grado di diffondere il virus, con maggiore efficienza nei ceppi che presentano la mutazione E1 226V.
L’agenzia delle Nazioni Unite avverte che l’espansione geografica delle zanzare, favorita da cambiamenti climatici, urbanizzazione non pianificata e gestione inefficace delle risorse idriche, rappresenta una minaccia continua di introduzione del virus in aree finora indenni.
L’Oms invita i Paesi a rafforzare la sorveglianza delle malattie e dei vettori, migliorare la capacità diagnostica dei laboratori e garantire l’accesso tempestivo alle cure per ridurre complicanze e mortalità.