Oltre 1.300 operatori sanitari uccisi, il 95% delle strutture danneggiate o inagibili, epidemie che si diffondono in un contesto di fame e mancanza di cure. La crisi sanitaria a Gaza continua a sollevare prese di posizione dal mondo medico e scientifico italiano.
La Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) ha lanciato un appello per l’apertura di corridoi umanitari, la tutela delle strutture sanitarie e l’accesso a farmaci e vaccini. «Bambini, donne, anziani e cronici vivono in condizioni di vulnerabilità estrema», sottolinea la società, che denuncia rischi crescenti di epidemie di colera, epatite, tubercolosi e infezioni respiratorie.
Il sindacato degli infermieri Nursing Up parla di “orrore che deve cessare”. Il presidente Antonio De Palma ricorda che molti colleghi «muoiono non solo sotto le macerie, ma anche di fame e delle stesse malattie che cercavano di combattere». Secondo dati citati dal sindacato, dall’inizio del conflitto le vittime tra gli operatori sanitari sono state oltre 1.300, tra cui centinaia di infermieri e ostetriche.
Un documento degli Accademici dei Lincei definisce la guerra «fallimento dell’umanità», con un appello a Israele per un cessate il fuoco immediato e l’invio urgente di aiuti umanitari. «Chi lavora nel settore sanitario non può rimanere in silenzio di fronte a ciò che accade», scrivono i membri dell’Accademia.
L’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Amsi) e l’Unione Medica Euromediterranea (Umem), guidate da Foad Aodi, denunciano l’emergere a Gaza di un virus sconosciuto con sintomi simili al coronavirus. «Non vogliamo un altro Covid, né altri pericolosi ritardi delle istituzioni internazionali», afferma Aodi, secondo cui malnutrizione e assenza di acqua potabile hanno reso la popolazione, in particolare i bambini, estremamente vulnerabile.
Sul fronte ordinistico, l’Ordine dei Medici di Firenze ha aderito alle iniziative di digiuno per Gaza ribadendo che «non si colpiscono ospedali e strutture sanitarie, non si uccidono medici e pazienti». L’Ordine ha però diffidato chiunque dall’attribuirgli dichiarazioni mai fatte sul presunto boicottaggio di farmaci: «Non abbiamo mai preso posizione rispetto a specifiche aziende farmaceutiche, il nostro unico riferimento resta la tutela della salute e della dignità della persona».