Ore di lavoro dedicate a moduli, schede e incartamenti, mentre i pazienti aspettano. È la routine di molti reparti, dove la burocrazia rischia di diventare il vero "paziente ingombrante". A descrivere la situazione sono dati recenti che fotografano quanto il lavoro infermieristico venga ancora appesantito da compiti burocratici e attività improprie.
Secondo un’analisi dell’Università di Torino, pubblicata sul Journal of Advanced Nursing e sul Journal of Patient Safety, il 25% del tempo degli infermieri viene assorbito da pratiche burocratiche o da mansioni delegabili: l’equivalente di oltre 5mila operatori che ogni giorno mancano all’appuntamento con la cura dei pazienti.
"Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 deve diventare davvero interoperabile e non restare una promessa sulla carta. Serve una strategia nazionale per ridurre la duplicazione dei dati e liberare energie preziose per l'assistenza", sottolinea Marco Ceccarelli, segretario nazionale del sindacato Coina.
Il problema non si limita alla burocrazia. Il Rapporto Censis 2024 evidenzia come il "demansionamento infermieristico" – spesso conseguenza della mancanza di operatori di supporto – porti gli infermieri a svolgere compiti impropri: trasporti, pulizie, attività amministrative. "Troppo spesso gli infermieri si trovano a dover svolgere compiti non propri... sottraendo tempo all’assistenza", spiega Ceccarelli.
A ciò si aggiunge la "difficoltà nella delega": molti colleghi, soprattutto giovani, trovano ostacoli nel rivolgersi a operatori più anziani o temono che i compiti delegati non vengano svolti con la necessaria qualità. Una situazione che accresce stress e frustrazione, oltre a ridurre l’efficacia del lavoro di squadra.
"Non possiamo più permetterci che un quarto del tempo degli infermieri venga sprecato: ogni minuto sottratto ai pazienti è un costo in termini di salute e sicurezza", conclude Ceccarelli.