Nel 2023, i Paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo (EU/EEA) hanno registrato 5.234 casi confermati di malattia invasiva da Haemophilus influenzae, un incremento significativo rispetto ai 3.983 casi del 2022, e quasi tre volte superiore ai valori osservati nel periodo pandemico (1.693 nel 2021, 1.838 nel 2020).
Il tasso di notifica europeo ha raggiunto 1,2 casi per 100.000 abitanti, risultando il più elevato degli ultimi cinque anni (era 0,9 nel 2022 e 0,4 nel 2020-2021). L’incidenza è risultata più alta tra i neonati sotto un anno, con 6,41 casi per 100.000, seguiti dagli ultrasessantacinquenni, con 3,2 casi per 100.000.
Sui casi con dati di sierotipizzazione disponibili (60% del totale), le variant non capsulate hanno dominato, rappresentando l’81% delle infezioni. Tra le forme capsulate, il sierotipo f è risultato il più comune (6% dei casi), seguito dal sierotipo b (Hib) con il 5%, in lieve riduzione rispetto al 9,1% del 2022. La percentuale ancora modesta di Hib conferma l’impatto positivo dei programmi di vaccinazione contro Hib.
Il rapporto ricorda che H. influenzae di tipo b può causare meningite, sepsi, polmonite ed epiglottite, soprattutto nei bambini, con tassi di mortalità fino al 5 10 % nei paesi industrializzati e fino al 40 % in contesti a risorse limitate. I sopravvissuti possono riportare complicanze neurologiche o evolutiva a lungo termine.
Il monitoraggio si basa su dati inviati da 30 Paesi EU/EEA attraverso il nuovo sistema di sorveglianza EpiPulse Cases, entrato in funzione a ottobre 2024 e sostitutivo del precedente TESSy.
L’incremento osservato nel 2023 sembra riflettere la ripresa degli schemi di trasmissione delle malattie respiratorie dopo il periodo di restrizioni legate alla pandemia da COVID 19. Il dato richiede un mantenimento o un rafforzamento delle attività di sorveglianza, delle campagne vaccinali e dell’attenzione clinica nelle fasce più a rischio, in particolare neonati e anziani.