Sono 145 i casi confermati di infezione da West Nile Virus nell’uomo registrati in Italia nel 2025, di cui 59 con forma neuro-invasiva, 75 con sintomi febbrili, 11 asintomatici, tra cui 10 donatori di sangue, e 12 decessi. I dati sono stati forniti dal ministro della Salute Orazio Schillaci, durante l’audizione alla Commissione Affari sociali del Senato.
“La situazione è sotto controllo, costantemente monitorata ed in linea con gli anni precedenti” ha detto il ministro, rassicurando sulla situazione. Le regioni con il maggior numero di casi sono Lazio (93) e Campania (24), seguite da Veneto (14), Piemonte (4), Emilia-Romagna (4), Lombardia (3), Sardegna (2) e Puglia (1). Complessivamente, il virus ha circolato in 37 province di 10 regioni. I decessi si sono verificati in Piemonte (1), Lazio (4) e Campania (7).
Nel suo intervento, il ministro ha voluto riportare i dati storici per inquadrare l’attuale andamento dell’epidemia: “Nel 2018 sono stati registrati 618 casi e 49 decessi; nel 2022, 728 casi confermati e 51 decessi. Nel 2024, a luglio, erano 28 i casi, ma sono saliti a 484 entro novembre, con 36 decessi”. “Non ricordo allarmi mediatici nel 2018 e nel 2022 – ha affermato Schillaci – nonostante siano gli anni con il numero più alto di contagi e purtroppo anche di decessi”. Il ministro ha annunciato, inoltre, che il 12 agosto una delegazione del Ministero della Salute sarà a Latina e a Caserta per incontrare le autorità locali e valutare da vicino la situazione nelle aree maggiormente interessate. La diffusione del West Nile è favorita da fattori climatici e ambientali. “Nel 2025, le regioni del Nord Italia potrebbero vedere un interessamento da casi autoctoni più blando rispetto alle aree del Centro – ha detto Schillaci – proprio a causa di un inizio estate caratterizzato da un andamento termico più fresco e instabile rispetto agli anni precedenti”. Ha aggiunto che “l’Italia ha una combinazione di fattori favorevoli alla circolazione del virus, come la collocazione lungo le rotte migratorie degli uccelli selvatici, serbatoi naturali del virus, e habitat favorevoli alla moltiplicazione delle zanzare vettori”.
La risposta istituzionale è regolata dal Piano Nazionale di Prevenzione, Sorveglianza e Risposta alle Arbovirosi 2020-2025. Il Ministero, ha dichiarato Schillaci, “assicura il pieno supporto alla rete dei servizi sanitari e territoriali”. Tra le azioni previste: disinfestazioni strategiche da avviare già a marzo, formazione del personale sanitario, e comunicazione pubblica. Il Dipartimento di Prevenzione, insieme al Dipartimento One Health, ha inoltre istituito una cabina di regia permanente che lavorerà, insieme al Gruppo Operativo Arbovirosi, per rafforzare ulteriormente le misure di controllo e prevenzione. Infine, sul fronte della comunicazione ai cittadini, Schillaci ha ricordato che “è attivo il numero di pubblica utilità 1500 del Ministero della Salute”, che tra il 21 e il 25 luglio ha ricevuto oltre 400 chiamate, di cui il 32% legate alla protezione dalle zanzare e alle informazioni sulle disinfestazioni.