Nel 2024 le denunce di malattie professionali hanno raggiunto quota 88mila, il numero più alto degli ultimi cinquant’anni. È quanto emerge dalla Relazione annuale Inail, presentata lo scorso 3 luglio a Roma dal presidente Fabrizio D’Ascenzo, alla presenza del Capo dello Stato. Rispetto alle quasi 73mila denunce del 2023, l’incremento è stato del 21,8%, confermando un trend di crescita iniziato nel 2000 e interrotto solo nel 2020, durante la pandemia.
Secondo Inail, l’aumento non è sintomo di un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma riflette una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori e dei medici certificatori, insieme all’ampliamento delle patologie riconosciute ai fini assicurativi.
I soggetti coinvolti sono stati circa 58mila, in aumento del 18,7% rispetto ai quasi 49mila dell’anno precedente. Per un singolo lavoratore affetto da più patologie possono essere registrate denunce multiple. Il 73,9% dei casi ha riguardato uomini, il 26,1% donne.
Nel 2024 si conferma la prevalenza delle malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, che rappresentano oltre 3 casi su 4 (circa 63mila denunce). Le più frequenti: epicondiliti, sindromi della cuffia dei rotatori, lombalgie, sindromi del tunnel carpale, patologie vertebrali e discinesie. Seguono, con circa 10mila denunce, le malattie del sistema nervoso, in particolare la sindrome del tunnel carpale. Tra le patologie dell’orecchio, prevalgono le ipoacusie da rumore (oltre 5mila casi), mentre tra le patologie tumorali (6,4% del totale) spiccano mesoteliomi pleurici da amianto e tumori maligni respiratori.
Le malattie dell’apparato respiratorio rappresentano il 3,1% del totale. Tra queste, sono segnalate condizioni correlate all’esposizione a polveri, fumi e agenti irritanti nei contesti industriali e artigianali. Restano inferiori a 500 le denunce per disturbi psichici e comportamentali, ma con una lieve prevalenza femminile (230 contro 218 negli uomini).
Dal punto di vista settoriale, l’83,3% delle denunce di malattia professionale riguarda il comparto industria e servizi, seguito dall’agricoltura (15,8%) e dal conto Stato (0,9%). Gli incrementi maggiori rispetto al 2023 si registrano proprio nell’industria e servizi (+21,8%, con 73.640 denunce) e nell’agricoltura (+23,6%). Nell’ambito dell’industria, i settori con il maggior numero di casi sono la manifattura (quasi 17mila denunce), le costruzioni (6.500) e il trasporto e magazzinaggio (4mila).
Il Mezzogiorno è l’area con il numero più alto di denunce (32.674), seguito dal Centro (31.794) e dal Nord (23.916). Le regioni con il maggior numero assoluto di casi sono Toscana, Puglia e Marche. Gli incrementi percentuali più significativi si rilevano in Molise (+70,7%), Abruzzo (+40,4%) e Liguria (+40,2%).
Secondo D’Ascenzo, “la missione dell’Istituto si esplica nel rendere effettive le garanzie che l’ordinamento riserva alle lavoratrici e ai lavoratori, attraverso il miglioramento continuo della qualità delle prestazioni assicurative a favore degli infortunati e dei tecnopatici, nonché mettendo in campo le azioni più idonee a prevenire malattie o infortuni collegati al lavoro”.