All’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano è in corso una piccola rivoluzione nella diagnosi del melanoma cutaneo: si chiama microscopia confocale riflettente ed è una tecnica innovativa che permette di osservare le lesioni sospette in tempo reale e a livello cellulare, senza bisogno di incisioni o prelievi chirurgici.
Questa tecnologia si presenta come una vera e propria "biopsia virtuale", offrendo un’alternativa non invasiva alla tradizionale biopsia. Applicando una sonda direttamente sulla pelle, è possibile ottenere immagini dettagliate dell’architettura dei tessuti.
"Questo strumento consente di osservare l'architettura dei tessuti e delle cellule direttamente sulla pelle, semplicemente appoggiando una sonda, senza dolore né anestesia", spiega Giuseppe Spadola, specialista in Dermatologia e Venereologia presso la Divisione di Chirurgia del Melanoma dell’INT.
L’obiettivo è estendere l’uso di questa metodica anche al di fuori delle grandi strutture ospedaliere. "Il nostro obiettivo è coinvolgere i colleghi sul territorio affinché possano utilizzare questa tecnica per migliorare l'accuratezza diagnostica, evitando così al paziente interventi inutili e potenzialmente dannosi."
La microscopia confocale si rivolge in particolare ai pazienti con lesioni melanocitarie atipiche, difficili da valutare visivamente, soprattutto in aree sensibili come il volto. Ma l’attenzione dell’INT non si limita al melanoma cutaneo: esiste anche una forma oculare, rara ma aggressiva, conosciuta come melanoma congiuntivale, che colpisce circa una persona su un milione all’anno nei Paesi occidentali.
A differenza del melanoma uveale, che si sviluppa all’interno dell’occhio ed è più difficile da intercettare precocemente, il melanoma congiuntivale può essere individuato a occhio nudo, il che rende fondamentale una diagnosi tempestiva.
"Seguiamo ogni fase del percorso, dalla diagnosi alle terapie sistemiche, passando per chirurgia e radioterapia, con particolare attenzione alla conservazione dell'organo e alla funzionalità visiva. Tecnologie avanzate come l'analisi molecolare delle lesioni ci permettono di affrontare anche i casi più complessi", spiega Martina Angi, direttrice della Struttura Semplice di Chirurgia Oncologica Oculare dell’INT.
La dottoressa Angi sottolinea inoltre un aspetto critico nella gestione delle lesioni oculari: "L'occhio non è la pelle: una rimozione inappropriata delle lesioni può avere gravi conseguenze e una gestione errata può portare a interventi radicali, fino alla perdita dell'organo nei casi più avanzati."
Per questo, la prevenzione resta fondamentale. Davanti a una macchia scura nell’occhio, è essenziale consultare tempestivamente un oculista. In caso di sospetto melanoma, è raccomandato rivolgersi a centri specializzati in oncologia oculare, corredando la visita con documentazione fotografica utile per il monitoraggio clinico.