Molise e Valle d’Aosta firmano i nuovi Accordi Integrativi Regionali (AIR) per i medici di medicina generale, in attuazione dell’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) del 4 aprile 2024. A sottolinearne la portata è Silvestro Scotti, segretario generale della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), che definisce l’operazione "la dimostrazione che l’ACN 2024 è perfettamente declinabile su base regionale. Basta volerlo".
Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto in territori come il Molise, commissariato e caratterizzato da forti criticità logistiche, con 136 comuni di cui 132 molto piccoli, in gran parte in aree montane. Qui, dopo oltre vent’anni di attesa, si è giunti a un'intesa che viene definita "storica" dai commissari Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo e dalla direttrice generale della Salute, Lolita Gallo. “Con questo accordo poniamo le basi per una sanità territoriale moderna, digitale e centrata sui bisogni reali delle persone”, si legge nella nota ufficiale della Regione Molise.
Il nuovo AIR prevede l’implementazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP), in coordinamento con Case di Comunità, Centrali Operative Territoriali (COT) e ospedali di comunità. Un modello che punta a superare l’isolamento del medico di famiglia, favorendo il lavoro in équipe, la continuità assistenziale 7 giorni su 7, una presa in carico strutturata dei pazienti – soprattutto cronici e fragili – e un’integrazione reale con il sistema sanitario regionale. Secondo la FIMMG, questo approccio rappresenta anche una svolta nell’attrattività della professione, offrendo condizioni di lavoro più sostenibili e maggiore valorizzazione del ruolo del medico di famiglia.
Il segretario Scotti non ha nascosto la sua soddisfazione: “Le firme di Molise e Valle d’Aosta dimostrano che l’ACN 2024 offre risposte concrete. È emblematico che queste Regioni, pur con difficoltà organizzative e logistiche, siano riuscite a raggiungere l’obiettivo. Resta da capire perché molte altre siano ancora ferme”.
Scotti ha evidenziato come l’assenza dell’Atto di indirizzo per il nuovo ACN stia frenando l’evoluzione della medicina generale in Italia, impedendo anche l’adeguamento delle retribuzioni al tasso d’inflazione cumulato (+13,4%), con una perdita di potere d’acquisto che, secondo la FIMMG, si traduce in un "dazio" del 25% per i medici. “È una situazione insostenibile. Le Regioni hanno già nei bilanci le risorse per i rinnovi, eppure tutto resta fermo. Serve il coraggio di decidere e far evolvere la medicina generale in senso moderno, multidisciplinare, con un ruolo unico ben riconoscibile”. “Il futuro della medicina di famiglia – conclude Scotti – non si costruisce con parole, ma con atti concreti come questi”.