Uno studio ha valutato l’efficacia di un chatbot basato sull’intelligenza artificiale nel promuovere la vaccinazione contro l’HPV tra i genitori di ragazze tra i 12 e i 15 anni dimostrando la sua efficacia nel rispondere a dubbi e domande comuni e aumentare l’adesione alla campagna vaccinale
I risultati, pubblicati su Nature Medicine, suggeriscono che l’interazione con lo strumento AI può influenzare il comportamento vaccinale. Il trial randomizzato controllato, condotto su 2.671 genitori in contesti urbani e rurali della Cina per due settimane, ha dimostrato che l’interazione con il chatbot ha triplicato la probabilità che le figlie ricevessero o prenotassero il vaccino (7,1% contro 1,8% nel gruppo di controllo). Inoltre, circa il 49,1% dei genitori nel gruppo chatbot ha consultato un professionista sanitario, contro il 17,6% del gruppo di controllo.
Lo strumento, pensato per essere semplice e vicino al linguaggio umano nel linguaggio, disponibile 24/7, ha fornito informazioni affidabili, personalizzate e facilmente accessibili a domande come: è sicuro il vaccino? Quanto costa? Dove si fa? Quali sono i suoi effetti collaterali? La sua efficacia è stata sorprendente soprattutto nelle zone rurali, dove le disparità sanitarie sono maggiori. In queste zone i genitori che hanno usato il chatbot avevano una probabilità quasi 9 volte maggiore di avviare la vaccinazione rispetto al gruppo di controllo.
Il cancro cervicale, causato dal papillomavirus umano (HPV), è uno dei tumori più prevenibili, eppure causa oltre 340.000 decessi ogni anno nel monco. La Cina rappresenta il 22,8% dei casi globali, con una copertura vaccinale ancora bassa.
Lo studio fa parte della Moonrise Initiative, un consorzio internazionale guidato dalla School of Public Health dell’Università di Hong Kong, dal Vaccine Confidence Project™ della LSHTM e da Fudan University, volto a migliorare l’equità nella salute femminile attraverso l’uso innovativo della tecnologia digitale.
In Cina, barriere strutturali come i costi elevati e la disponibilità limitata del vaccino raccomandato giocano un ruolo chiave nel limitarne l’adozione, anche tra i genitori favorevoli alla vaccinazione. Il team sottolinea che, sebbene esista una certa esitazione, fattori come l’accessibilità economica, i lunghi tempi di attesa e l’accesso disomogeneo incidono spesso maggiormente, soprattutto nelle zone rurali e a basso reddito.
La Dott.ssa Leesa Lin, autrice senior dello studio, ha dichiarato: "Questo è uno dei numerosi trial reali che stiamo conducendo a livello globale. L’aspetto unico è l’attenzione all’equità: l’intervento è stato progettato non solo per essere scalabile, ma per raggiungere chi troppo spesso viene trascurato, in particolare nella salute femminile."
Il Professor Joseph Wu, titolare della cattedra Sir Robert Kotewall in sanità pubblica all’Università di Hong Kong, ha aggiunto: "Questo studio mostra come il rigore scientifico e l’innovazione digitale possano generare cambiamenti immediati e misurabili, soprattutto nei momenti critici per la salute pubblica. L’iniziativa evidenzia il potenziale dell’AI non solo nel personalizzare l’assistenza, ma anche nel ridurre le disparità sanitarie globali. In contesti con risorse limitate, strumenti come questo possono essere trasformativi."
Il team di ricerca sta ora lavorando per estendere l’uso del chatbot ad altri Paesi, incluso il Giappone, dove l’esitazione verso il vaccino HPV è storicamente diffusa. Il modello del chatbot è inoltre in fase di adattamento per affrontare sfide sanitarie più ampie, tra cui la salute mentale, materna e infantile, e la preparazione alle pandemie.