Ogni paziente in boarding rallenta in media di 19 minuti il tempo di accesso degli altri utenti e, con 20 pazienti in attesa di posto letto, l’attesa può superare le tre ore. È uno degli indicatori della pressione che i pronto soccorso stanno registrando in queste settimane, in concomitanza con l’avvicinarsi del picco dei contagi influenzali.
Secondo Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu), «in tutta Italia si registra un aumento importante degli accessi, soprattutto di pazienti fragili, con un peggioramento del fenomeno del boarding», legato a un rallentamento delle dimissioni e a una maggiore complessità clinica dei ricoveri.
Sul piano clinico, l’incremento degli accessi è sostenuto in particolare dalla crescita dei casi di polmonite, mentre risultano in calo le bronchioliti da virus sinciziale, grazie alle campagne di vaccinazione e immunizzazione avviate negli ultimi anni. Resta invece critico, secondo gli operatori, il nodo dell’assistenza territoriale, che fatica a intercettare e gestire l’aumento della domanda di cure e spinge una quota crescente di cittadini a rivolgersi direttamente ai servizi di emergenza.
Le situazioni più impegnative vengono segnalate in alcune aree del Sud e delle isole. In Sicilia, nelle ultime due settimane, l’aumento delle sindromi influenzali ha messo in difficoltà il sistema ospedaliero, con livelli di sovraffollamento che in alcuni pronto soccorso di Palermo superano il 350%. In Sardegna, agli accessi per influenza si somma una carenza strutturale di posti letto, con pazienti in attesa di ricovero in barella. Incrementi degli accessi sono segnalati anche in Veneto e Lombardia, mentre in Liguria sette pronto soccorso su tredici hanno raggiunto il massimo livello di affollamento. Giornate di carico elevato sono state registrate anche in Friuli Venezia Giulia.
Sul fronte pediatrico, all’Ospedale Santobono di Napoli si è arrivati fino a 350 accessi al giorno, con una quota compresa tra il 70% e l’80% per sintomi influenzali, spesso con interessamento respiratorio ma con un numero inferiore di casi di bronchiolite rispetto agli anni precedenti. Situazione analoga viene segnalata anche all’Ospedale Meyer di Firenze, con punte superiori ai 100 accessi quotidiani.
La pressione si riflette anche sulle centrali operative del 118. «Stiamo riscontrando un aumento rilevantissimo delle richieste di intervento», ha spiegato Mario Balzanelli, presidente della Società italiana del sistema 118, attribuendo l’incremento alla crisi del filtro territoriale, particolarmente evidente nel periodo tra Natale e i primi giorni dell’anno. Secondo Balzanelli, le centrali operative sono sottoposte a un carico elevato pur dovendo garantire tempi di risposta rapidi alle emergenze reali.
Un richiamo analogo arriva anche dalla medicina generale. In Campania il segretario regionale vicario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Luigi Sparano, ha invitato i cittadini a contattare prioritariamente il medico di famiglia prima di recarsi in pronto soccorso, sottolineando come molte problematiche respiratorie stagionali siano gestibili a domicilio con il supporto del MMG. Sparano ha inoltre richiamato l’importanza di proseguire la vaccinazione antinfluenzale fino alla fine di gennaio, osservando che una quota rilevante dei casi di polmonite riguarda soggetti non vaccinati.
Medici e società scientifiche rinnovano infine l’invito a un utilizzo appropriato dei servizi di emergenza e al rafforzamento del ruolo della medicina territoriale. Balzanelli ha richiamato i cittadini a contattare il 118 solo in presenza di sintomi gravi, come difficoltà respiratorie, dolore toracico o peggioramenti improvvisi delle condizioni cliniche, facendo riferimento al medico di medicina generale e ai servizi territoriali per le situazioni gestibili al di fuori dell’emergenza.